Dallo scippo di otto milioni all’inagibilità di Palazzo Mazara

236

Primo piano loggiato Palazzo Mazara

PICCOLO VADEMECUM DELLA DISAMMINISTRAZIONE DI UNA DELLE PIU’ PREGEVOLI DIMORE PRIVATE DEL SETTECENTO 

27 AGOSTO 2016 – Con ampio risalto sulla stampa e sul web è stata riportata la notizia della “evacuazione” del primo piano di Palazzo Mazara:

la Regione Abruzzo ha disposto, infatti, che i dipendenti siano trasferiti all’Agenzia di promozione culturale in Piazza Venezuela perché i locali, dopo i recenti terremoti, non sarebbero sicuri.

Dall’ultima notizia, come sempre, si può risalire alla questione generale. E la questione del Palazzo Mazara sta nel sorprendente dirottamento di varie centinaia di migliaia di euro che vi erano stati destinati dal Comune in seguito alla riscossione di una assicurazione stipulata per i palazzi di proprietà comunale nel centro storico, danneggiati dal sisma del 2009, su un progetto di circa otto milioni di euro, redatto  e consegnato al Comune da un professionista incaricato.A beneficiare di questo ripensamento è stato il palazzo pretorio, quello all’inizio di Via Mazara che, pur essendo puntellato perché ridotto all’inagibilità, è di nessun valore artistico. L’unico motivo di preferenza sarebbe stata la collocazione: giusto nel punto centrale del Corso.

Palazzo Mazara, per quello che hanno scritto gli stessi dipendenti del “Centro regionale” in una recente raccolta di informazioni, è considerato uno dei migliori esempi di edilizia privata di fine Settecento-prima metà dell’Ottocento, al punto da costituire lo scenario privilegiato per celebrare matrimoni civili (nella foto in alto il loggiato al termine della scalinata; nell’altra foto la terrazza al primo piano, arricchita da una monumentale fontana) 

Pubblico al matrimonio a Palazzo Mazara

Ha subìto lavori di restauro conservativo con i fondi reperiti dalla giunta di sinistra nel quinquennio 1976-1981 ed è tornato allo splendore prima sacrificato dalla destinazione ad istituto scolastico. Poi è seguito l’abbandono più completo. Il Comune non ha fatto neanche in tempo a presentare uno studio e un progetto per ottenere i fondi pubblici (diversi da quelli dell’assicurazione riscossa), che avrebbero consentito di riparare gli ampi locali occupati fino all’aprile 2009 dalla “SACA”. Non ha riparato più il tetto, che si avvia a tornare nelle condizioni precedenti al restauro dei primi anni Ottanta; lascia scorrere acqua nei muri senza riparare le condutture; lascia addirittura aperte le finestre, cosicchè volatili di vario genere invadono stanze e corridoi. Tutto questo accade a cinque metri dalle finestre degli amministratori e dei burocrati del municipio, nel Palazzo San Francesco lungo la stessa Via Mazara. E non basta, perchè gli amministratori comunali (tutti quelli che si sono succeduti negli ultimi venti anni) perdono tutte le cause nelle quali sostengono di non essere tenuti ad effettuare i lavori di manutenzione; e, quindi, pagano pure le ulteriori spese.

Finestrone con loggiato Palazzo Mazara