17 OTTOBRE 2025 – Si percepiva, nella piazza di Pescasseroli nell’agosto di un anno fa, che Sigfrido Ranucci non aveva paura di niente, tanto meno delle bombe. E, infatti, non lo fermano neppure le bombe della notte scorsa. Nei suoi racconti, nelle esternazioni fatte a Dacia Maraini che colloquiava con lui e davanti a una folla che non era contenuta neanche nei “posti in piedi” e ascoltava dalle strade fino a Palazzo Sipari, si percepiva che di una cosa era e forse è ancora preoccupato: della caduta di tensione sui temi sociali, quelli della partecipazione e del controllo dei cittadini sulle cose del potere.
Ranucci teme di più la rassegnazione che la reazione violenta, anche se una reazione così violenta come quella della notte scorsa destabilizza tutti. Ma lui non appariva destabilizzato nelle dichiarazioni che stamane ha rilasciato davanti al centro di produzione RAI dove si confezionano le puntate di Report. E questo è un buon segno per il futuro del giornalismo.







