23 FEBBRAIO 2013 – Gridare ossessivamente e abusare del turpiloquio non vuol dire di per sè stesso collocarsi fuori della ragione.
Per esempio, non vuol dire non avere proposte, perchè il tono della voce non cancella i contenuti; semmai può infastidire l’interlocutore, ma non è che il diritto alla parola si perda se, invece di essere lieti e gentili, si va oltre il limite del fair-play. Nell’attuale epoca di consolidate ruberie, a non dire altro, chi si offre senza nulla pretendere in cambio desta considerazione e Beppe Grillo merita di essere ascoltato, laddove afferma che un nuovo rapporto dei cittadini con la comunità può essere inaugurato dall’offerta di un lavoro, di una prestazione, che non presupponga un corrispettivo.
Nel settore della stampa periodica si assiste al finanziamento continuo per la stampa e per la riproduzione telematica di testate, talvolta costituite ad hoc e della durata effimera. Non siamo riusciti mai a sapere quanto la Regione elargisce ad associazioni formatesi con la formula di sodalizi di persone per svoglere attività culturale dai contenuti più che dubbi; abbiamo chiesto al sindaco di informarsi presso il suo amico Gianni Chiodi, ma neppure questa informazione Fabio Federico ha saputo ottenere delle tante che inutilmente gli chiediamo da anni. C’è una rivista patinata, che ospita articoli sulla raccolta di funghi e su altre inessenzialità della vita degli Appennini, che non solo percepisce considerevoli finanziamenti, ma paga anche singolari collaborazioni.
Per fare un altro esempio: c’è un sito cittadino che è di proprietà di una società, ma, per evitare di risarcire le persone che la citano in giudizio, ha articolato la cessione dell’azienda ad una associazione, con un sistema che definire ingegnoso vuol dire tacciare Leonardo da Vinci di essere Arsenio Lupin.
La nostra testata è stata distribuita gratuitamente per oltre un anno, senza un rigo di pubblicità e senza prendere un centesimo di contributi: ci dovrà pur essere una differenza in queste condotte e, se non altro, questa esigenza di morigeratezza è sentita nella società prima e a prescindere da Grillo (che ha il merito di proclamarla).
E non ci si può meravigliare se Grillo ottiene i consensi che ottiene, se non altro perchè si richiama (come ha fatto una ragazza aderente al movimento nel comizio di Piazza San Giovanni) all’auspicio di Paolo Borsellino affinchè i giovani sappiano liberare la società del tanfo del compromesso per respirare l’aria pulita. Altra proposta che si adatterebbe molto all’Abruzzo e a Sulmona riguarda il riscontro patrimoniale dei politici tra il momento nel quale hanno intrapreso la loro attività e quello nel quale la lasciano, perchè si chiarisca come possono aver accumulato proprietà anche cospicue; si potrebbero applicare, di conseguenza, i criteri del redditometro che inverte l’onere della prova e costringe chi è verificato a dare conto dei modi con i quali ha accumulato ricchezze. A Sulmona ci sono almeno cinque o sei politici che dovrebbero dire come e perchè hanno decuplicato le loro sostanze, soprattutto costituendone ampie scorte negli USA, nel corso della loro avventura di amministratori pubblici.
Non sembra, quindi, che questo nuovo atteggiamento della gente qualunque, al di fuori delle strutture censorie dei partiti, possa chiamarsi anti-politica; anzi, al contrario, va incoraggiato in un’epoca nella quale si invocano solo sacrifici su sacrifici.





