SALTA LA VISITA ANNUNCIATA (DA PEZZOPANE & C.) DA UN ANNO E MEZZO
25 AGOSTO 2015 – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dovuto annullare la visita al Comune dell’Aquila per questioni di ordine pubblico.
Si è limitato alla parte del programma che prevedeva la sua visita al Gran Sasso Institute, dove con il consueto inutile spiegamento di autorità, dal vice-presidente del CSM Legnini, al presidente della Regione D’Alfonso, allo stesso sindaco dell’Aquila Cialente, si è svolto una specie di incontro blindato.
Dalla sen. Stefania Pezzopane a Luciano D’Alfonso, a Giovanni Lolli e compagnia bella, erano in molti a voler dettare l’agenda di Renzi nella visita a L’Aquila. La sen Pezzopane, tornata a rilasciare interviste dopo i fasti di un anno su face-book che la riprendevano in atteggiamenti tutt’altro che istituzionali, ha anche fatto sfoggio delle iniziative che Renzi avrebbe potuto riprendere, ovviamente elencandole tutte dalle sue proposte di legge dettate con l’unico beneficio della città dell’Aquila e con nessuna considerazione delle esigenze di una nazione, piegata alla ricostruzione di palazzi che in alcuni casi sono costati per la sola riparazione il doppio del loro valore di mercato. Hanno finito per non dettare niente, perché cavalcare la tigre della protesta e pensare di assegnare voti in pagella in relazione all’importo che i politici succedutisi su Corso Federico promettevano vuol dire non sapere neanche fare i conti con la realtà. Nei giorni successivi al terremoto l’Italia ha dovuto assistere anche al colloquio telefonico di Bruno Vespa che dai microfoni della RAI domandava al direttore generale del Monte dei Paschi di Siena se avesse intenzione di fornire i fondi per restaurare San Bernardino: questo era ed il modo degli Aquilani di pretendere. Poi ogni programma che non fosse di completa adesione alle aspettative della cittadinanza non è stato degno neppure di un’analisi e veniva rispedito al mittente. I risultati nel creare tante attese sono quelli che appaiono oggi: L’Aquila, come ha detto Cialente dopo l’ultimo consiglio comunale, è ingovernabile. Proprio il sindaco minaccia di dare le dimissioni (sarebbe la quarta volta, dopo le dimissioni rientrate tre volte e la derisione politica che ne è scaturita sui quotidiani nazionali).
I facinorosi che hanno fatto saltare la visita di Renzi (almeno la parte più importante, quella pubblica, quella a contatto con la gente) non considerano neppure che già adesso gli Italiani pagano più di un sedicesimo per ogni marca da bollo (un euro e trentadue centesimi) e per i miliardi di marche da bollo che si sono venduti negli ultimi tre anni, destinandoli esclusivamente alla ricostruzione dell’Aquila, oltre ad una parte del prezzo della benzina. Il terremoto ha portato all’ingozzamento di una parte di terremotati e al completo digiuno di centri esclusi dal cratere degli interventi. Fin quando facinorosi e incantatori di serpenti non lo diranno, avremo il dovere di dirlo, perché l’Italia sappia da dove vengono le manifestazioni come quella di oggi. Poi si passerà a ripetere fino allo stremo delle forze che si pretende di ricostruire una città negli stessi luoghi dove la gente è morta; e si pretende di costringere gli abruzzesi a recarsi in uffici regionali, come quelli giudiziarii che hanno giurisdizione regionale, proprio dove i palazzi sono crollati interamente e non vi morì nessuno solo perché alle 3,32 non doveva esserci nessuno. Se questo non lo dicono gli Aquilani, che almeno il presidente del consiglio lo sappia per altra via.





