RENZI POTREBBE RISPONDERE AGLI AQUILANI COME HA FATTO CON SINDACALISTI E PROFESSORI

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DOPO TRE ANNUNCI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO VISITA IL CAPOLUOGO

25 AGOSTO 2015 – Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sarà nel pomeriggio nei laboratori del Gran Sasso.

Tempo permettendo, si recherà anche a L’Aqula, dove percorrerà il centro per poi esaminare (questo sarebbe il programma, ma neanche il sindaco è sicuro sul rispetto dei tempi) il programma della ricostruzione post sisma.

Se qualcuno dell’entourage riterrà di informare Matteo Renzi, presidente del consiglio, in viaggio da Rimini a L’Aquila, sulla vera storia del prima e del dopo terremoto dell’Abruzzo nel 2009, dovrebbe cominciare a descrivere la natura e il contenuto delle rivendicazioni degli Aquilani per la “ricostruzione”, cioè per la spesa di forse più di cento miliardi per non ricostruire, ma tutt’al più per costruire, tra l’altro senza neppure un nuovo piano regolatore: altri palazzi, altri quartieri, un’altra L’Aquila, però sempre sulla faglia che la rese ostica nel Medioevo, inviolabile e neanche tanto ambita nelle conquiste.

Il Matteo Renzi che dovrebbe reggere i cordoni della borsa dell’Italia, dovrebbe sapere che i palazzi in cemento armato crollati anche in Via XX Settembre, compresa la Casa dello Studente, con le foto e il processo che hanno fatto il giro del mondo, sono stati costruiti fragili perché una legge del 1962 consentiva a L’Aquila di costruire con parametri meno rigorosi di Sulmona e Avezzano: così L’Aquila poteva crescere a dismisura e Sulmona e Avezzano no. Così L’Aquila poteva rimanere capoluogo regionale e tamponare l’ascesa di Pescara.

Sempre se l’entourage di Matteo Renzi fosse composto di persone che tengono alle sorti del suo governo (e non di gente che ha già messo in conto di sbarcarlo al più presto), dovrebbe dirgli che non si può fare una giusta ricostruzione (e neanche una costruzione di una città nuova e inutilmente costosa perché collocata in un posto dove non deve sorgere il capoluogo d’Abruzzo) se il “cratere” degli interventi per le riparazioni e i  restauri è stato disegnato a uso e consumo dei soli Aquilani, escludendo Sulmona perché, con i suoi monumenti e le preziosità artistiche di molto più antichi e sublimi di quelli dell’Aquila, avrebbe assorbito la maggior parte degli stanziamenti dello Stato.

Se qualcuno dovesse informarlo di questo, probabilmente il presidente del Consiglio risponderebbe agli Aquilani che già si sono assiepati lungo il Corso per fargli l’esame e per costringerlo a promettere altri fondi, senza limiti e senza opinioni contrarie, quello che ha risposto ai sindacalisti arroganti, che non rappresentano neppure la base operaia; oppure quello che ha risposto ai professori che vogliono nascere, studiare e insegnare a cento metri da casa: semplicemente facendo abbassare la cresta a chi si presenta allo Stato per pretendere la ricostruzione dopo essersi costruita una città fuori di ogni regola di prevenzione sismica; e a chi pretende di essere ancora alla guida di una Regione pur avendo da tempo perso le credenziali geografiche, economiche e demografiche.

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