Restaurare, reprimere: in una parola normalizzare

991

IL PRIMO PROGRAMMA CHIARO E CONDIVISO NELLA MAGGIORANZA COMUNALE

19 SETTEMBRE 2017 – Voce dal sen fuggita quella dei quattro capi-gruppo al Comune, nella maggioranza,

che invocano una inversione del dibattito politico affinchè si possa “normalizzare” l’ambiente. Parlano di sciacalli che hanno approfittato dell’incendio del Morrone per dare fondo alle loro aspirazioni frustrate. Dicono tante cose, ma ne omettono di più consistenti: tanto per rimanere allo sciacallaggio, se non fosse stato per il dibattito che si è incendiato durante le fiamme del Morrone, avremmo tanti sciacalli che per il rimboschimento farebbero i diavoli a quattro, in deroga alla legge che non consente di fare gli sciacalli nei cinque anni successivi all’incendio. Legge insidiosa, quella di diciassette anni fa, perché se passa il quinquennio passa anche una legislatura, un mandato regionale, un mandato consiliare; insomma, bisogna passare il testimone allo sciacallo successivo. Dunque, è ben strano che chi voglia normalizzare, cioè rendere normale, adatto alla norma, conseguente alla norma, non dica niente su chi vuole derogare a questa norma, infrangere questa norma, applicare la norma agli avversari e sospenderla per i propri amici. E infatti, Tirabassi, Pingue, Salvati e l’altro che non ci ricordiamo (perché neanche ce lo hanno fatto avere, quel comunicato, visto che non partecipiamo al concetto di normalità giornalistica) nulla dicono di una iniziativa molto sconcertante, assunta, contro la norma, mentre gli inneschi ancora dovevano bruciare tutti, e contro la quale hanno poi votato insieme alla minoranza, proprio per evitare la violazione palese (ma solo dopo la protesta forte e crescente…).

Questo nella sostanza. Ed è già sufficiente.

Quanto alla forma, sono andati a scegliere proprio un verbo che manifesta tutto il risentimento, il disagio per la dissonanza, che in democrazia è il sale della maturazione. “Normalizzare”, secondo il vocabolario “TRECCANI” in quattro corposi volumi è “talora eufemismo per indicare forma di restaurazione o di repressione”.

Bravi, signori, avete detto quello che pensavate (o “pensevate”, come direbbe il presidente del Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi, riscrivendo il Treccani): la dissonanza va repressa e chi vi legna durante l’incendio deve essere normalizzato appena l’incendio si spegne, perché durante l’incendio eravate tutti impegnati a spegnerlo e vi abbiamo visto con le pale, le pompe, le mascherine (quelle forse le avete conservate per girare tra poco in città…). Quello che cercate di reprimere, per adesso, sono solo le risate che qualche spirito critico in mezzo ai giornalisti ancora non riesce a trattenere. Il seguito che avete tra l’elettorato, alla luce del dietro-front che la vostra maggioranza ha dovuto compiere sul rimboschimento, si va di tanto assottigliando che potrete scrivere anche voi un vocabolario: il Quattrogatti.