“Adesso provi a rivedere il Morrone che ha conosciuto”

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La fase più acuta dell’incendio dell’anno scorso ripresa dalla zona di Santa Lucia

ACCORATO APPELLO A MATTARELLA PERCHE’ SI SCHIERI A PRESIDIO DELLA LEGALITA’

20 SETTEMBRE 2017 – Quando Sulmona si doveva riprendere dallo choc della perdita di Fabrizia Di Lorenzo, ha avuto a fianco un amico, come il Presidente della Repubblica; quando ha voluto condividere con tutta l’Italia la celebrazione del Bimillenario ovidiano ha avuto accanto lo stesso amico. Non c’è due senza tre; e adesso che si tratta di formare una barriera contro gli appetiti di organizzazioni delinquenziali nella ricostruzione del Monte Morrone dopo l’incendio, il Comitato “Giustizia per il Morrone” invita Sergio Mattarella a tornare per la terza volta in un anno a Sulmona (quando tra la visita di Saragat e quella di Ciampi sono trascorsi circa quarant’anni): perché possa rivedere il Monte Morrone dallo stesso elicottero e trovare le differenze dalla “bellissima montagna” che ha notato nei suoi recenti viaggi.

Non è soltanto un richiamo romantico che il “Comitato” propone al Capo dello Stato: la “Giustizia per il Morrone” si fa anche sollecitando chi deve fare il suo dovere;  e stando al fianco a chi potrebbe essere intimidito nel fare il suo dovere. Quindi si invoca un “monito” in qualunque modo il Presidente intenderà lanciarlo. E la lettera che è stata inviata al Presidente ha fatto il giro di tutti i giornali e di tutte le televisioni; perché non si può non condividerne il contenuto, in un passaggio storico delicato per il centro-Abruzzo.

“Signor Presidente, – si legge tra l’altro nel messaggio inviato a Mattarella – c’è stato un “prima” della devastazione: prima che gli inneschi, che il Procuratore della Repubblica ha confermato sono stati trovati, venissero collocati senza che nessuno pattugliasse quella risorsa straordinaria; prima che le fiamme raggiungessero la cima senza che i mezzi di contrasto fossero attivati per tempo; prima che le fiamme viaggiassero in linea orizzontale da Pacentro a Roccacasale senza che nessuno intraprendesse il taglio del bosco per realizzare le linee-tagliafuoco, cui si è posto mano solo negli ultimi giorni e solo quando il fuoco ha raggiunto il territorio di Pratola Peligna”.

Ma siamo ancora in un “prima”: prima che le leggi vengano derogate, prima che violazioni di legge fungano da battistrada per aggregazioni di potere delinquenziale, volte a sfruttare l’emergenza per impadronirsi di questa zona dell’Abruzzo finora esente da fenomeni di criminalità organizzata.

“Torni, dunque – si conclude l’accorato appello del Comitato – per far sentire la presenza dello Stato; per chiedere a ciascun rappresentante delle istituzioni quale è il suo contributo a conservare l’Italia come ci è stata consegnata; sotto altro aspetto, per sorreggere l’opera di ciascuna persona di buona volontà perché non si senta mai sola nell’adempiere al proprio dovere”.