Ripetente e pugile suonato Franco Iezzi dice di imparare la lezione dell’incendio

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alba del Morrone

E’ ORA CHE I PARLAMENTARI ABRUZZESI NE CHIEDANO LA RIMOZIONE 

23 AGOSTO 2017 – In una intervista al TG3 Abruzzo, il presidente del Parco Nazionale Morrone-Majella, Franco Iezzi,

ha affermato che l’incendio del Morrone alla dirigenza del Parco consentirà di apprendere “la lezione”. Quindi per il futuro si predisporranno sistemi per la vigilanza e per l’intervento, come i droni e addirittura altre attrezzature assolutamente efficaci, a giudizio dello stesso presidente. Il presidente ha parlato anche del rimboschimento.

Ci costano un po’ troppo queste lezioni attraverso le quali Iezzi impara a fare il presidente di un Parco Nazionale. Ci costano una intera montagna, una delle più belle d’Abruzzo; ci costano ambienti irripetibili per gli animali in un contesto altamente antropizzato e a duecento chilometri dalla Capitale; ci costano il rapporto del sulmonesi che hanno scelto di non vivere in una grande città anche per stare dove stanno, a pochi chilometri dal Morrone. Tutto per consentire ad un ripetente di imparare a fare qualcosa che avrebbe dovuto saper fare per presentarsi a presiedere un Parco nazionale, se in Italia le cariche venissero conferite secondo il merito e non secondo l’appartenenza politica, se a sostenere Iezzi ci fossero stati politici seri e non la deputata Paola Pelino che ora non compare neppure in questa vicenda dell’incendio perché forse rincorsa dai suoi eterni debiti e dall’ultimo sequestro per insolvenza.

Ripetente Franco Iezzi è stato alla Banca Agricola, quando ha dimostrato quello che sapeva di amministrazione bancaria e da consigliere e amministratore ha contribuito a portare la Banca di Sulmona alla fusione con la Banca di Lanciano per evitare la liquidazione coatta amministrativa. Ripetente Franco Iezzi è stato alla Comunità Montana, conquistata pure per intendenze politiche e priva, alla fine del suo mandato di presidente, di ogni caratterizzazione in meglio della anoressica attività di ente inutile votato all’estinzione prima che si capisse a cosa fosse servito per il circondario sulmonese. Ripetente era stato quale direttore al Consorzio per il Nucleo di Sviluppo industriale, del quale gli imprenditori sottolineavano in continuazione le inadempienze e la sostanziale inutilità per gli incentivi all’impresa.

Quante lezioni dobbiamo pagare perché questa creatura di Franco Iezzi, giunto alla età nella quale a chi ha inanellato tutti questi fallimenti si addice la panchina dei giardini pubblici, vada finalmente in panchina e lasci il posto a chi saprebbe come gestire un Parco Nazionale?

Della totale incapacità di percepire la realtà come si presenta, Franco Iezzi ha dato prova geniale nella intervista odierna al TG3 (condotta dal giornalista con il solito metodo di tenergli il microfono, senza domande che disturbino l’intervistato) quando ha parlato dell’incendio come di un fatto passato, che è utile per imparare per il futuro. Il fuoco, se Iezzi non lo sapesse, è oggi più forte di ieri e sta per avviarsi verso la Valle dell’Orfento, sul versante est, e verso Popoli sullo stesso versante nel quale si è sviluppato. Iezzi sta a pensare ai droni e le fiamme gli stanno per restituire una montagna scarna come una lisca di pesce. I droni Iezzi non li vedrà perché  prima che metta mano ad un atto qualsiasi del Parco Nazionale Majella dovrebbe esserci una interrogazione parlamentare che chieda conto del modo con il quale è stato designato alla presidenza del Parco nazionale e dei modi con i quali ha gestito questa istituzione: organizzando l’orrida e offensiva sagra paesana “Perla Majella” mentre un orso veniva fucilato; realizzando programmi risibili come il trasloco dei camosci in elicottero dalla Majella al Sirente. Una interrogazione che fosse stilata da chi tiene all’Abruzzo e tiene alle istituzioni italiane non dovrebbe accusare Iezzi di non aver agito, ma di aver agito in direzioni del tutto non consone ai fini istituzionali del Parco, cioè dilapidando risorse umane e materiali del Parco Majella, per la sua totale incapacità che oggi lo porta a dire che ha ricavato una lezione dall’incendio. Le fiamme distruggono e non insegnano nulla; semmai si deve sapere che, se un incendio avvolge un bosco, rimane cenere. Ma per sapere questo non bisogna fare il presidente di un parco nazionale.

Quando negli anni Ottanta si mise in corsa per farsi eleggere in politica (è arrivato a fare l’assessore comunale ed ha realizzato per Sulmona un struttura di alto valore ambientale, il Parco del Valle che fa pena solo a vederlo, anzi non c’è più da anni) ha raggranellato una base ridicola di preferenze, meno di un decimo di quelle dell’avversario Franco La Civita e alla DC avrebbero dovuto capire che non era un cavallo da corsa. Ripetente pure in quel campo.

L’invito da queste colonne ai parlamentari abruzzesi che non siano rincorsi dai sequestri  e che non vadano scappando rincorsi dai creditori è di sottoscrivere una interrogazione parlamentare trasversale, per sapere se il Ministro dell’Ambiente non ritenga di rimuovere immediatamente Franco Iezzi dalla Presidenza del Parco. Ma di farlo subito, prima che si spengano le fiamme del Morrone.