Santa Chiara, chiesa di un giorno

417

Statua di Benedetto XVI a Santa ChiaraALLESTITA UNA IMPONENTE MOSTRA SULLA VISITA DI BENEDETTO XVI

24 MARZO 2013 – Ad entrare in Santa Chiara si avverte un tuffo al cuore perchè lì accanto all’altare, sotto al pulpito di legno, un Benedetto XVI allarga le braccia nel gesto più coinvolgente che un papa possa lanciare verso la folla, ma anche verso un interlocutore sconosciuto, trovandoselo a tu per tu.

 

Manifesto di Benedetto XVIE’ proprio lui, anche se in statua: Joseph Ratzinger, della stessa altezza, con lo stesso sorriso contenuto. Santa Chiara ha il fascino dei luoghi che si visitano poco; i sulmonesi, quelli di una certa età, la ricordano come sede degli scouts, i meno giovani per la pallacanestro di Sor Ignazio; i più giovani non sanno neppure che esista. Pur rimessa a nuovo una trentina di anni fa, dopo essere stata chiusa per decenni (e aperta solo nel tetto, sfondato), è inaccessibile in ogni mese dell’anno; ed oggi è il luogo per ricordare che questa città ha accolto in una calda giornata di luglio il papa che stava per compiere la grande rinuncia. Per chi si era affezionato all’uomo così dotto e così mite nelle espressioni di contatto con la folla, schivo e pertanto sospettato di preferire il distacco, Santa Chiara serve a confermare che quella unica messa in quasi mille anni dalla precedente non è una sedimentazione onirica: ci sono i calici che Benedetto XVI ha donato al vescovo di Sulmona, l’”evangellario” che gli servì a leggere la parola del Dio che stava per invitarlo a lasciare il soglio. E poi ci sono tante, tantissime fotografie della Piazza Garibaldi festosa (ma non troppo), un riproduttore di dvd pronto ad essere telecomandato per chi volesse riproiettarsi indietro e leggere quali siano stati i segnali lanciati dal Papa a Sulmona due anni e mezzo prima di rinunciare.

Chiesa di Santa ChiaraMa tutto sembra un non-luogo, un po’ perchè entrare in Santa Chiara, anche per un sulmonese, ha il sapore di accedere in una chiesa di un’altra città, una chiesa che non è stata mai della cittadinanza; un po’ perchè un papa a Sulmona dopo Celestino non c’era mai stato. E, quindi, vedere l’unico prete vestito di bianco allargare le braccia davanti all’acquedotto medievale sembra una dissociazione di spazio e personaggio. Soltanto qualche appiglio si offre dagli altari laterali, per agganciarsi alla realtà locale: si legge della Florisenda, cioè della Beata da Palena che seguì Santa Chiara, si intravvedono, al di là delle finestre delle stanze dove è allestita la mostra fotografica, i residui del campo di basket. C’è solo da sperare che rimanga così com’è Santa Chiara: la chiesa di un giorno, di quando Sulmona fu cercata nel tormento di un papa pieno di sentimenti forti; potrebbe diventare il posto nel quale chi guida la chiesa si interroga su come affrontare il cammino.