Sante cose sulla Casa Santa

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FIERA POSIZIONE ASSUNTA DA DI MASCIO, ANCHE SE …

8 OTTOBRE 2014 – Paolo Di Mascio rivolge un appello :

“Come sulmonese e come ex membro del Consiglio di Amministrazione dell’Organismo Straordinario (poiché a giorni avverrà il passaggio di consegne con i membri nominati dalla nuova Giunta Regionale) mi sento di rivolgere un appello a tutte le Istituzioni e ai loro Rappresentanti coinvolti nella gestione della nuova ASP della provincia dell’Aquila, affinché producano il massimo sforzo per tutelare e salvaguardare gli interessi della città di Sulmona e dunque della Casa Santa dell’Annunziata.

La Casa Santa dell’Annunziata è da oltre settecento anni il simbolo delle attività di assistenza e beneficienza della città di Sulmona e ne rappresenta patrimonio monumentale oltreché tradizione di impegno sociale; oggi essa è amministrata da un Organismo Straordinario che entro pochi mesi lascerà il compito agli organi amministrativi della nuova ASP appunto.

Ho appreso però con molta preoccupazione che nessuno dei tre membri dell’Organismo Straordinario nominati dalla Regione proviene dalla città di Sulmona e ciò alimenta la paura che le attività oltre che il patrimonio monumentale di proprietà della Casa Santa (tra tutti la Cappella di Cristo, il complesso monumentale dell’Annunziata e decine di immobili e terreni anche fuori città) possano essere gestiti seguendo logiche estranee agli interessi della città di Sulmona.

Tale preoccupazione è ancor più viva perché si apprende, da fonti accreditate, che esiste la volontà, da parte dell’attuale esecutivo regionale, di rivedere la originale legge di riordino delle Ipab, eliminando l’autonomia che viene riconosciuta in tale legge alla Casa Santa dell’Annunziata, con la nascita appunto di una seconda ASP provinciale con sede proprio in Sulmona.

La ASP “sulmonese” rappresenta nella sostanza la logica prosecuzione della missione portata avanti dalla Casa Santa dell’Annunziata e ne interpretava i principi fondativi proprio nel territorio dove ha avuto origine nei secoli passati”.

Eccellente l’iniziativa di lanciare un allarme, perchè, se non fosse stato per lui e per l’avv. Luigi Di Massa, non sapremmo neppure di queste trasformazioni accentratrici e, sostanzialmente, del trasferimento di ogni cosa. Tuttavia, onde non incorrere in imprecisioni grossolane, bisogna dire che le “logiche estranee agli interessi della città di Sulmona” hanno riguardato la Casa Santa per almeno trent’anni e giusto le ultime amministrazioni, forse perchè di fatto esautorate dalla gestione colossale dei tempi trascorsi e contente di distribuire briciole, hanno dato una impostazione meno aderente alla spartizione partitica: le risorse sono asfittiche e i partiti hanno zanne meno acuminate per poter dominare anche le più umili assunzioni dell’ospizio.

Questa minaccia di sostanziale soppressione è un ritorno al passato, perchè già il decreto 616 del 1977 aveva soppresso tutte le IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenzae Beneficienza) e solo una sentenza della Corte Costituzionale di qualche tempo dopo le resuscitò: ma furono condannate agli stenti e comunqe a rimanere soggiogate alla spartizione di organigrammi sempre rapportati alle logiche dei partiti. La Casa Santa, comunque, deve rimanere e deve conservare la sua autonomia: se non altro perchè potrebbe essere il primo esempio di istituzione sopravvissuta ai partiti politici, ora che le tessere dei morti nel PD non valgono più e quelle dei vivi vengono riconsegnate a centinaia di migliaia; ora che le tessere dei vivi di Forza Italia non ancora valgono niente fino a quando non sarà inaugurata una parvenza di alternativa alla satrapia di Berlusconi che paga i debiti per tutti. Dopo essere sopravvissuta alle stesse pecore che hanno caratterizzato la sua opulenza, la Casa Santa potrebbe miracolosamente riprendere vigore.

Sempre che si riuscisse a capire in base a quali criteri vengano eletti i consiglieri che lo Statuto stabilisce siano scelti tra viri neanche probi, ma probissimi.

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