SE IL COGESA PRODUCE DEFICIT E INCENDI VA LIQUIDATO

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PARADOSSALE DISASTRO ECONOMICO ED ECOLOGICO DALLA DISCARICA DI NOCE MATTEI

23 LUGLIO 2022 – Dell’incendio alla discarica di Noce Mattei tra un paio di mesi non si avrà neanche un vago ricordo, nelle pagine dei giornali e nelle discussioni politiche; come non si ebbe una parvenza di memoria dell’incendio che nello stesso luogo interessò vari automezzi per la raccolta dei rifiuti; né si sa se il dott. Margani si sia mai costituito parte civile nel processo per l’incendio alla sua autovettura. Eppure questi ultimi incendi erano di origine dolosa al cento per cento.

L’agitarsi tanto, per l’ultimo incendio, denota cattiva conoscenza delle dinamiche di discariche e centri di trattamento dei rifiuti. A Roma ne sanno qualcosa; ma anche nella Marsica. Una cosa è il modello ideale che si disegna quando si progetta una discarica e altra cosa è la quotidiana tecnica di lavorazione: può riservare incidenti dovuti a cause davvero di natura colposa. Qualche volta, per… smaltire prima i rifiuti, qualcuno dà fuoco.

Con questo panorama, si può prevedere che ciclicamente la discarica di Noce Mattei sarà teatro di altri incendi. E la Valle Peligna sarà arricchita, a intervalli regolari, di diossina e altri veleni.

Se tutto questo fosse stata conseguenza di una scelta consapevole, potrebbe pure andare bene: ogni comunità può eleggere i politici che si merita. E ogni comunità può accettare i rischi che ritiene funzionali al proprio interesse: a Bussi si sapeva da almeno cinquant’anni prima del blitz della Forestale che i tumori erano provocati dai veleni dello stabilimento chimico, ma la gente di Bussi ha continuato a volere Montedison e compagnia bella pur di avere anche occupazione.

Quello che non si riesce a capire in questo insediamento di veleni alle Marane di Sulmona è l’utilità del Cogesa. Negli ultimi anni ha prodotto deficit vertiginosi; sta pure divorando altro territorio perché, pur di fare un piacere a tutti i comuni dell’hinterland (e a qualcuno di ben più lontano, come L’Aquila, Tornimparte, etc), raccoglie rifiuti, anche indifferenziati, che altri non pensano neppure di far transitare sul proprio territorio.

Quindi, non solo il COGESA fabbrica un disavanzo, ma provoca disastri sul fronte della tutela delle risorse naturali.

Per giunta, non si riesce neppure a fare chiarezza sulle dilapidazioni di denaro pubblico con le consulenze che, per i modi e le quantità con cui sono state conferite, non rispondevano a nessun criterio di sana amministrazione. E la promessa di “chiarimenti nella gestione del Cogesa”, della campagna elettorale di un anno fa è rimasta solo tale.

Quanto può influire un incendio di una notte in un quadro già così nero? Le reazioni a quel fatto, prevedibile e diremmo quasi scontato, possono addirittura essere devianti, perché non è che con qualche telecamera in più e qualche vigilante che percorre il perimetro della discarica si potranno evitare nuovi incendi ciclici.

Allora l’unico discorso apprezzabile è il bilancio di questo insediamento: così com’è non è una risorsa, ma una perdita. Risparmiamo sulle perdite riservando “Noce Mattei” ai soli rifiuti di Sulmona. Si taglierà il deficit e, secondo un calcolo percentuale, il rischio di incendi per una discarica sufficiente alla sola Sulmona calerà vertiginosamente. Con altri TIR i rifiuti differenziati di Sulmona prenderanno la via di altri lidi e pagheremo una sciocchezza per conferirli appunto rigorosamente differenziati. Certo pagheremo di meno rispetto al risanamento di bilanci spaventosamente deficitari.

Oppure qualcuno verrà a dire che così non si tutela l’occupazione, come negli anni Sessanta si diceva a Bussi che l’occupazione era al primo posto?

Oppure dobbiamo garantire lo smaltimento dei rifiuti dell’Aquila, di Tornimparte e circondari vari?

E quanto interessa agli abitanti della Valle Peligna rispondere affermativamente alla prima e alla seconda domanda?