SE LE COSE SI FACESSERO CON LA SAPIENZA…

180

UNO STUDIO ILLUMINANTE DELL’UNIVERSITA’ DI ROMA DENUNCIA I PUNTI CRITICI DEGLI INVESTIMENTI SUI METANODOTTI MENTRE STANNO PER PARTIRE LE RUSPE PER DEVASTARE L’APPENNINO

29 NOVEMBRE 2022 – Sarà un argomento che porteranno nel dibattito sulla costruzione del metanodotto Sulmona-Foligno. E potrebbe essere l’ultima bandiera sotto la quale riunire politici e cittadini comuni per impedire che le ruspe intraprendano i lavori dalla prossima primavera e per impedire che, insieme al metanodotto, venga costruita anche la centrale di spinta per il gas che dovrà raggiungere l’Emilia, dopo aver devastato parchi nazionali, riserve, “cuore verde d’Italia” come ancora qualcuno chiama l’Umbria.

Quest’ultima cartuccia i Comitato per l’Ambiente di Sulmona la giocano diffondendo i risultati di uno studio che la rivista “Nature”, edizione italiana, ha pubblicato. E’ di alcuni ricercatori del dipartimento di Ingegneria dell’Energia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Addirittura, non solo il metanodotto non produrrebbe ricchezza, ma rimarrebbe sotto la soglia della remuneratività rispetto all’investimento che richiede. E’, comunque, un investimento a lungo termine, che può mostrare perdite considerevoli se in questo lungo termine avranno la prevalenza altre fonti di energia (e tra queste, ovviamente, quelle rinnovabili, verso le quali si orientano i programmi dei Paesi più evoluti).

Il confronto di un investimento nel “fossile” non regge rispetto a quello per le energie rinnovabili. Secondo lo studio che i Comitati cittadini stanno divulgando, un investimento di 80 miliardi di euro nel settore delle rinnovabili crea 640.000 posti di lavoro temporanei e 30.000 permanenti (per garantire il funzionamento); e contribuisce a ridurre, questo sì, la dipendenza dell’Italia dalla fornitura e dalle impennate di prezzi come quella che si sta attraversando adesso.

Se ci fosse un governo disposto a sentire ragioni, andrebbe anche valorizzato il dato diffuso da Terna, operatore che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale e che al 22 novembre scorso ha rilevato richieste di connessione di nuova potenza rinnovabile per circa 300 gigawatt: quindi l’Italia potrebbe disporre di una capacità elettrica quattro volte superiore a quella necessaria per raggiungere i suoi target verdi al 2030. Con i quantitativi che le nuove connessioni garantirebbero, nel 2027 il gasdotto Sulmona-Foligno sarebbe ferro vecchio sotto il profilo della utilità, perché il fabbisogno di gas sarebbe soddisfatto da impianti esistenti da un pezzo: “ma gli italiani saranno costretti a pagare in bolletta fino al 2077 il costo di ammortamento di una infrastruttura (gasdotto e centrale) già oggi del tutto inutile” concludono i Comitati.

Please follow and like us: