UN PASSATO RICCO DI TESTIMONIANZE DELL’ORDINE A SULMONA – MA DA SAN FILIPPO NERI A SANTA MARIA DI RONCISVALLE E’ STATO TUTTO UN SEPPELLIMENTO
15 MAGGIO 2025 – Il cardinale Fernando Filoni, scrutatore in Conclave, ha rivelato che Robert Prevost “inizialmente aveva anche pensato alla possibilità di chiamarsi Agostino”, a sottolineare la devozione del nuovo papa per il “padre, dottore e santo della Chiesa” che ha ispirato l’Ordine agostiniano.
Se, in anticipo sull’intervallo tra la messa di un papa a Sulmona rispetto alla precedente (luglio 2010 rispetto al luglio 1294: Benedetto XVI – Celestino V), Leone XIV dovesse decidere di recarsi a Sulmona, cosa troverebbe del passaggio degli Agostiniani?
Il meno del meno. E non per colpa dei terremoti, che hanno, invece, dissipato i fulgori artistici di tante chiese e palazzi di religiosi. Durante il tour organizzato dall’Archeoclub domenica scorsa, intitolato proprio alle chiese scomparse, è stato fatto un riferimento preciso alla Chiesa di Sant’Agostino, che si affacciava sulla attuale Piazza Tresca, dove adesso sorge un negozio di telefoni (nella foto del titolo il gruppo di visitatori). E’ rimasta solo una apertura (poi chiusa) monofora, attaccata al palazzo della famiglia Capograssi (nella foto).

Tutto il resto forma adesso il fronte della Chiesa di San Filippo Neri, in Piazza Garibaldi, da dove esce la domenica di Pasqua la statua della Madonna, incredula della resurrezione del Cristo, ma poi fragorosamente in corsa verso l’acquedotto di Manfredi. Almeno, lo splendore di questa facciata campeggia sulla più bella piazza d’Abruzzo. Peggio è andata per l’ospedale degli Incurabili che gli Agostiniani tenevano, attaccato a Santa Maria di Roncisvalle, pure loro chiesa, all’inizio del tratturo verso la Valle dell’Aterno che Celestino V percorse a dorso di mulo per andare all’incoronazione in Collemaggio. La Treccani riporta che fu incoronato in San Panfilo a Sulmona; forse la messa a L’Aquila fu un’appendice per soddisfare le smanie celebrative dei D’Angiò; poi, il chiasso e i soldi della “Perdonanza” hanno cambiato la versione.
L’insediamento che era stato realizzato dagli Agostiniani era così importante che il papa concesse molti anni dopo una indulgenza plenaria per i pellegrini che si recavano nella chiesa ad adorare l’affresco (nella foto); ed era indulgenza successiva alla istituzione del Giubileo nel 1300 da parte di Bonifacio VIII, che soppresse tutte le precedenti indulgenze, compresa quella concessa da Celestino V per Collemaggio. A Santa Maria di Roncisvalle arrivavano doni ed offerte da ogni parte del Regno di Sicilia, ma tutto il patrimonio fu incamerato dalla Casa Santa dell’Annunziata, che divenne una delle principali istituzioni del centro-sud Italia.

Se venisse il papa che voleva chiamarsi Agostino, troverebbe una splendida chiesa, uno scrigno di architettura e arte, quasi sovrastato dal palazzo in cemento armato che Zappa sta costruendo da qualche anno e che è stato sequestrato dalla magistratura penale. Se volesse raccogliersi in preghiera sul luogo dove tanti umili suoi predecessori nell’Ordine accoglievano malati allo stadio terminale per accompagnarli alla mèta che ogni cattolico invoca per la rinascita, troverebbe cemento a suggellare l’invalicabilità tra la vita terrena e quella celeste. Francesco Sardi de Letto, nella sua “Città di Sulmona- Impressioni storiche e divagazioni”, racconta che quel luogo deve essere stato teatro di atroce fatto di sangue, ma non si ritiene autorizzato a formulare una ipotesi certa. Individua, per esempio, una carneficina che provocò lo sgozzamento di trecento abitanti di Pescocostanzo recatisi in pellegrinaggio a Santa Maria di Roncisvalle alcuni anni dopo che pescolani avevano offeso donne sulmonesi. I corpi furono appesi in una tragica sequenza processionaria da Sant’Agostino (attuale Piazza Tresca) a Santa Maria di Roncisvalle. Ma correttamente e con onestà rara ai nostri giorni, de Letto ha aggiunto “divagazioni” al titolo dell’opera pubblicata da Angelo Maria Scalzitti dal 1974 e poi proseguita dalla sorella Marcella fino ad arrivare ai cinque volumi oggi ancora in libreria. Tra un fronte di chiesa trasferita da un punto all’altro della città e la costruzione sull’ospedale degli Incurabili, Sulmona ha demolito le testimonianze del suo grande passato di centro nevralgico degli Agostiniani in Abruzzo; e non è detto che non assista adesso alla definizione di L’Aquila come “città agostiniana”.
Mancherebbe solo questo a rendere ancora più arcigne e indignate, verso l’ignavia dei Sulmonesi dei giorni nostri, le facce dei protagonisti della splendida cornice oggi ancora intatta su San Filippo Neri









