Se l’opposizione non sa stare in Sella

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SCONCERTANTI SILENZI SULLA PROPOSTA DI D’ALFONSO DI ISOLARE SULMONA

19 LUGLIO 2014 – Se non s’era mai visto che un consigliere regionale eletto con i voti sulmonesi tacesse completamente su una iniziativa regionale escogitata per danneggiare Sulmona (v. “Gerosolimo studia da assessore” nella sezione POLITICA di questo sito),

è del tutto inedito che anche la minoranza al Comune rimanesse in silenzio su un tema di strutturale importanza per il centro-Abruzzo.

Eppure è quanto accade per la proposta di D’Alfonso di escludere Sulmona dal collegamento veloce tra Pescara e L’Aquila. Bene che andrà, i treni devieranno all’altezza di Pratola o poco più avanti; male che andrà, lo faranno a Corfinio, verso Raiano. Un consiglio comunale si è tenuto due settimane fa, qualche giorno prima di questa sparata di D’Alfonso, che anche in altri progetti dimostra di avere la Valle Peligna sullo stomaco e ne aveva parlato a sufficienza. Eppure nessuno dell’opposizione si è alzato per segnalare l’assurdità di un progetto che esclude da un collegamento ferroviario regionale una stazione dove si intersecano due delle principali linee ferrate, e questo solo per risparmiare sette o otto chilometri (o, nell’altro caso, una quindicina, ma con l’onere di costruire viadotti o tunnel che nessuno ha ancora programmato).

La scaletta degli argomenti trattati dall’opposizione è magari ricca di spunti di rilievo per l’amministrazione, ma non ci sembra sia andata oltre la… monnezza, nel senso che si è fermata su Cogesa e dintorni. Il Ministro dei Lavori pubblici del governo Sella, Silvio Spaventa, decise che l’incrocio  tra la ferrovia da Roma e la  ferrovia per Terni e Carpinone venisse collocato nella attuale stazione di Sulmona, mandando al macero il progetto aquilano di individuarlo nella attuale stazione di Molina (corsi e ricorsi storici,si può vedere sul punto “Centoventi anni e ne dimostra qualcuno di più” nella sezione TRASPORTI  di questo sito). Erano indubbiamente altri tempi: il governo del rigore di Sella costruiva le opere pubbliche nell’ottica di servire l’Italia per i successivi duecento anni almeno; ora tutto passa secondo la logica della costruzione (e, più di recente, ricostruzione) di una città che da tempo ha cessato il ruolo di capoluogo regionale, se mai lo ha avuto. La componente aquilana della strana coalizione che sostiene D’Alfonso è ripartita alla carica;  non è bastato aver fatto costruire il duplicato di un’autostrada sotto le viscere del Gran Sasso (e fornire elementi di studio su come si dilapidano risorse pubblice, a livello mondiale) che arriva questa sciocchezza di risparmiare quindici minuti di treno quando la gente già adesso impiega con l’auto venti minuti di meno di quanto potrà impiegare se tutto il costosissimo allestimento dell’esclusione di Sulmona andrà in porto. Le opere pubbliche di D’Alfonso sembrano rispondere all’imperativo di fare comunque, a prescindere dalla utilità, di scavare ciecamente come fanno le talpe; come in una canzone di Gigi Proietti, “l’omo quando nun po fa la guerra, cerca de fa er monno a tozzi” (“Quante ne  avemo viste”).

Ma una opposizione, diamine, qualcosa la può dire. Se proprio non ha lo stile per rimanere elegantemente in… Sella sull’esempio del Quintino oculato e sagace, almeno potrebbe fare la mossa di salire in groppa a un ronzino qualsiasi per un giro di giostra e far sapere che esiste…