SE PINOCCHIO DICE CHE GLI ALTRI HANNO LA TESTA DI LEGNO

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CURIOSA VICENDA GIUDIZIARIA PER UN DIRETTORE DI GIORNALE PRESTANOME

16 NOVEMBRE 2012 – Il Parlamento sta vagliando la riforma della “legge sulla stampa”, per escludere dalle sanzioni penali la pena detentiva nei confronti dei giornalisti che si rendano responsabili del reato di diffamazione. E’ una iniziativa di legge affrettata, dettata nei tempi dalla necessità di impedire che un giornalista in particolare debba scontare la pena inflitta in seguito al rigetto del suo ricorso in Cassazione; tuttavia, un fronte di deputati e senatori ha già approvato alcuni emendamenti e il dibattito è ancora molto acceso.

Nel putiferio scatenato dalla proposta di eliminare il carcere per i giornalisti, una bella “uscita” si può ravvisare nella conclusione di una nota pubblicata da una testata “on line” registrata al Tribunale di Sulmona e, quindi, in linea di massima collocabile tra i destinatari della riforma in discussione al Parlamento. Dissentendo dalla sistemazione di un angolo monumentale di Sulmona, l’estensore conclude che il sindaco sarebbe una “testa di legno”; e teste di legno sarebbero quelli che lo hanno mandato all’incarico che ricopre, quindi i suoi elettori. Chi legge non può conoscere l’identità di chi scrive, perchè la nota non è firmata; deve ritenere che sia da attribuire al direttore responsabile della testata (il nome del quale, guarda caso, non è riportato nella testatina in calce alla pagina) e, se vuole, deve informarsi al Tribunale, dove la testata è registrata. Non è molto, ma deve bastare.

Chiamato a difendersi in una causa penale per diffamazione, un direttore di quella testata l’anno scorso ha detto che a lui, protetto dalla rete mediatica, non si applica la disciplina del mancato controllo delle notizie che si applica ai direttori di giornali stampati, ma non si era accorto che il pubblico ministero lo aveva incriminato per aver egli stesso partecipato alla pubblicazione dell’articolo diffamatorio e non solo per il mancato controllo, con il bel risultato che il giudice dell’udienza preliminare ha rinviato a giudizio il direttore (aquilano) della testata, per l’ udienza del 13 dicembre e l’autore se ne sta tranquillo al riparo dell’anonimato (almeno fino al 13 dicembre).

Si dirà che sono fatti interni della redazione. Ma se un anonimo dà delle teste di legno ai sulmonesi che hanno eletto il proprio sindaco non è più faccenda di una redazione che gioca a nascondino e che manda allo sbaraglio il proprio direttore. E’ questione che riguarda la città e non perchè la nota sia in grado effettivamente di ferire la dignità di migliaia di persone. In realtà, sotto il profilo della qualità, la nota è piena di periodi sconnessi, peggio del tavolame (quindi sempre di legni parliamo) che sta nei palcoscenici di rappresentazioni da balera; è infarcita di parole volgari; non fa ridere dove ambisce all’ilarità e non provoca trasporto emotivo negativo dove auspica una condanna morale. Insomma, sotto il profilo della satira, nella quale si avventura, è un vero fallimento. Ma intanto, anche chi fallisce il proprio obiettivo avrebbe una dignità se si facesse riconoscere e si assumesse le proprie responsabilità.

La questione, al di là del risultato pratico della invettiva contro la maggioranza dei sulmonesi, è soprattutto un’altra. Non ci si può nascondere nei meandri di una redazione che non avverte un sussulto di orgoglio e non avvisa l’anonimo che in democrazia non si lanciano questi epiteti agli avversari e che , se si cela la propria identità, non si consente di portare riscontri sulla materia della quale è fatta la  proria testa.  Nell’interesse della città, visto che quella testata si arroga anche il diritto di usarne il nome, sarebbe il caso di sapere dove è ospitata quella redazione e da chi è composta; se applica i contratti di lavoro giornalistico (e qui forse il sindacato dovrebbe fare la sua parte); se è fatta di yezz men. La situazione può essere sfuggita di mano in un pomeriggio di  rilassante e protratta estate di San Martino; ma si può rimediare dicendo con lealtà chi ha scritto quel bell’esempio di tono e livello civici e magari dissociarsi nei modi e nei contenuti. Altrimenti si potrebbe verificare, come per il giornalista dal quale ha preso avvìo l’iter parlamentare di riforma della legge sulla stampa, che poi sarà troppo tardi per dire chi indebitamente si è coperto. Suvvìa, chi scrive questo articolo ha un nome e un cognome, perchè è il direttore della testata; il salto di qualità della rete, con le nuove forme di comunicazione, si può compiere solo se si rispettano le regole del vivere civile. Diversamente, si fa la figura di Pinocchio, che in quanto a testa di legno…

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