Si parla cinese per ospitare i cinesi

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CONFERENZA DELLE ASTRUSERIE DEL PRESIDENTE IEZZI

16 SETTEMBRE 2015 – Suono di trombe e rulli di tamburi per annunciare che tra qualche tempo anche i cinesi potranno raggiungere autonomamente i Paesi europei,

liberi di una delle prerogative del comunismo, che è stata sempre quella di irreggimentare i sudditi e portarli anche nei viaggi turistici in mete predisposte e attentamente vagliate dai capi. A dare l’annuncio di una collaborazione con la “China tourism academy” è stato il presidente del Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi, che nella foto del “Centro” troviamo sorridente, con gli occhi semichiusi e quasi a mandorla per sottolineare la dedizione assoluta agli ospiti asiatici.

Ma è nel linguaggio che il dott. Iezzi cerca di accostarsi di più alla comprensibilità della facile favella cinese: “Questa iniziativa è una ulteriore manifestazione della volontà dell’ente parco di coinvolgere gli attori del territorio ad assumere un ruolo attivo nelle scelte di sviluppo locale”. Lo leggiamo su “Zac7” e pensiamo ad uno svarione del giornalista; ma la stessa frase compare sul Centro. E allora è proprio sua. In effetti parlare di attori che assumono un ruolo attivo è quanto meno mettersi al riparo da smentite: attore e attivo vengono dalla stessa radice, ci mancherebbe che un attore faccia cosa diversa da una attività. Quanto questo si traduca in concetti pratici è la componente di comprensibilità cinese di questo parlar chiaro. Sembra di tornare ad un anno fa, quando fu inaugurato un trenino (sempre con tamburi e trombe) che doveva solcare i monti del Parco lungo la linea Sulmona-Carpinone: fatta l’inaugurazione, pare che il Parco non abbia organizzato un viaggio che fosse uno. Era stata lanciata l’idea e dovevano pensarci gli attori del territorio, evidentemente, a spingere i convogli da Cansano sul Piano di Palena. Dopo l’exploit che lo portò a proclamare come Ovidio si fosse ispirato a Galeno nei suoi consigli sulle erbe medicamentose (“sforando” di più di un secolo sulle età del poeta e del medico), Iezzi riprende gli allenamenti e passa dall’ovvio banale all’incomprensibile cinese.