SI RIPARLA DELLA STRAGE DI LIMMARI, SPERIAMO SENZA RETORICA

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Un cippo che ricorda i morti di Limmari

CONVEGNO A ROCCARASO CON GIUDICI AI MASSIMI LIVELLI

7 NOVEMBRE 2018 – Si torna a parlare della strage di Limmari: di una oscura pagina dell’ultimo conflitto mondiale. Se ne parlerà il 16 novembre dalle ore 10,30 nella sala congressi del Comune di Roccaraso, cioè della cittadina che per quella pagina terribile è stata decorata di Medaglia d’Oro al valor militare dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, su proposta di legge di Giovanni Leone. Dopo il saluto di Francesco Di Donato, sindaco di Roccaraso, è prevista l’introduzione del presidente del Tribunale di Sulmona, Giorgio Di Benedetto e subito dopo le relazioni del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Mammone, del Presidente della Corte Europea dei diritti dell’uomo, Guido Raimondi, del Primo Presidente emerito della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, della Dott.ssa Giovanna Bilò, giudice estensore della sentenza con la quale il Tribunale di Sulmona ha condannato la Repubblica Federale Tedesca a risarcire i danni per quelle giornate infernali, dell’avv. Lando Sciuba, che ha svolto studi storici sul secondo conflitto mondiale nel centro-Abruzzo. Le conclusioni saranno tratte dall’avv. Giovanni Legnini, non si sa a quale titolo, se non a quello di evento per la sua campagna elettorale nelle prossime elezioni regionali (visto che non è più vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura ed ieri l’altro ha rilasciato una intervista al Messaggero per informare su quali condizioni accetterebbe per candidarsi nel PD a governatore dell’Abruzzo).

Le lapidi nel sacrario di Pietransieri: molte vittime non avevano neppure un anno di vita

E’ molto opportuno che della strage di Pietransieri (la frazione di Roccaraso nella quale sono comprese le case di Limmari, dopo concitati tentativi di evacuare la popolazione civile) parlino i giudici ai massimi livelli, visto che l’ultima volta che se ne è parlato, un Procuratore generale militare disse che ne aveva sentito dire perché era stato in villeggiatura a Roccaraso. Deve essere stato un percorso arduo ed irto quello seguito da questa “notitia criminis”, se un pubblico ministero ne viene a conoscenza in questo modo a dir poco informale. Del resto l’”armadio della vergogna”, con i fascicoli di stragi su tutto il territorio nazionale fu scoperto altrettanto per caso negli uffici di una Procura, con le ante rivolte verso il muro e nessuno incuriosito da tale strana posizione. L’essenziale, a 75 anni da questo tragico evento, nel quale sopravvisse solo una ragazzina, Virginia Macerelli, perché rimase sotto il corpo della madre morta, è che non si faccia un altro torto agli oltre cento morti con una carrellata di ovvietà, come in genere si dimostrano i convegni celebrativi, soprattutto quando contengono la promessa, in fondo alla locandina, dell’attribuzione di crediti “ai fini della formazione professionale forense”. Stiamo parlando di persone prese nei loro casolari, alcune di età inferiore ad un anno  e fucilate; ogni retorica, dopo tutto questo tempo, è semplicemente delittuosa.

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