FAREBBERO MEGLIO A LAVORARE ALLE LORO SCRIVANIE
17 OTTOBRE 2014 – Al processo in Corte d’Assise di Chieti per la discarica dei veleni a Bussi sul Tirino alcuni sindaci della Valpescara si sono presentati con la fascia tricolore.
Presenti anche il presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso e il neo presidente della provincia di Pescara, Di Marco.
La trovata di presentarsi con la fascia tricolore corrobora l’idea che da questo processo i sindaci intendano ottenere il massimo di “visibilità” (come si dice adesso; di pubblicità, come dice da centinaia di anni il vocabolario italiano). Nel momento nel quale gli avvocati debbono racchiudere nei loro interventi il contenuto del processo, non solo il tricolore, ma ogni colore stona decisamente. Le requisitorie e le arringhe non hanno colore. Infatti quello che consente il costume ed il decoro è un “non colore”: il nero delle toghe, che storicamente serve a coprire tutte le altre digressioni cromatiche, perché in un momento di tale solennità, nel quale possono bussare a chiedere giustizia tutti coloro che hanno subito danni, compresi gli Italiani senza cittadinanza in Valpescara (v. “Il destino delle acque abruzzesi non riguarda solo Bussi” con il video del Sagittario nei pressi di Anversa deglli Abruzzi), dovrebbe essere vietato attribuire a questa o quella rivendicazione il tono preponderante e autocelebrativo.
Starebbero meglio alle loro scrivanie i sindaci e il presidente della Regione, a far camminare le carte per impedire che i loro territori vengano contaminati ancora oggi, nonostante tutto. Il sindaco di Bussi, tanto per prendere il primo, farebbe meglio a dire cosa pensa del progetto di costruire un cementificio dove prima si trovava la fabbrica di veleni; e, se possibile, a non ripetere che così si trova uno sbocco lavorativo. Questa è una scusa; Sulmona ha saputo dire il suo “no” e non deve tollerare che, a venti chilometri, si ripetano gli errori mortali solo perché bisogna trovare occupazione (v. “Il più grande disastro della storia moderna abruzzese“; “La terra che non ha nessuna colpa del delitto che nasconde“; “Anatre guardinghe: e sul Pescara non sanno tutto“)






