LA TERRA CHE NON HA NESSUNA COLPA DEL DELITTO CHE NASCONDE

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DALLE METAMORFOSI UNA LETTURA DELLA TRAGEDIA DI BUSSI 

22 APRILE 2014 – “Il suolo non ha nessuna colpa e per forza ha dovuto aprirsi davanti al rapitore”; con questo verso di Ovidio, raccolto dalle migliaia che compongono le Metamorfosi, declamato all’alba di oggi alla foce del Pescara (nella foto del titolo il primo sole dall’Adriatico nel porto-canale del Pescara), si può racchiudere la vicenda triste della terra che è stata aperta a Bussi per essere infettata delle sostanze che la avveleneranno per millenni. L’ha recitato Sista Bramini sulla spiaggia, senza scenografia che fosse diversa dalla natura semplice e composita delle prime luci della Giornata Mondiale della Terra. Si è a un passo dalla Madonnina che saluta chi abbia l’ardire di entrare nella foce del fiume d’Abruzzo, quello che stava a cuore a D’Annunzio e dal quale debbono tenersi distanti oggi gli abruzzesi perchè contiene una percentuale di mercurio capace di avvelenare i capelli dei pescatori dodici volte più del tollerabile. Come debbono tenersi lontani dalla terra di Bussi che uccide il leprotto intento a mangiare l’erba accanto al fiume.

Terra nihil meruit patuitque invita rapinae”, si dovrebbe lasciare così com’è il verso di Ovidio (Metamorfosi, libro V, 492, le parole sono di Aretusa), perchè mai come in questo caso tradurlo significa tradirlo. Ma bisogna renderlo percepibile a tutti noi che del latino abbiamo soltanto una confusa eco;  meno che meno sappiamo tradurre in linee di condotta i tanti messaggi dei “Miti d’acqua” che oggi alle sei Sista Bramini e Camilla Dell’Agnola hanno recitato e cantato con lo strumento più lirico, la viola che affascina anche i gabbiani della spiaggia pescarese e che ha dovuto tacere solo al passaggio di un aereo pesante e minaccioso: non si misura quanto duri e sia faticoso il decollo  di un aereo se non lo si rapporta a quanti versi contiene, a quante storie di metamorfosi può nascondere e reprimere.

C’è tutta la cultura classica nell’acqua che scorre: e in quella che viene lanciata per trasformare Atteone in un cervo e sbranato dai suoi stessi cani che non lo riconoscono. Egli, quasi un presagio per lo stesso Ovidio, vide quello che i suoi occhi non potevano vedere, cioè Diana nuda. “Ora vai a dire di avermi visto senza veli” gli dice la dea della caccia e lo invade di acqua che non lo farà più parlare, che lo doterà di corna e lo renderà timoroso.

Ancora un mito fatto apposta per narrare all’Uomo la trasformazione dell’acqua a Bussi, per una specie di punizione divina a chi rapisce l’innocenza. E, sul finire, la definizione greca della verità, come la “non nascosta” o la “disvelantesi”: quella verità che, almeno lei, possa riemergere dalle viscere della terra violentata per dire agli abruzzesi di domani chi ha tradito i loro luoghi incontaminati.

Per una lettura del mito di Aretusa nella interpretazione di Sista Bramini del “Teatro Natura”: https://www.raiplaysound.it/playlist/mitidacque

Il “Teatro natura” di Sista Bramini
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