SOLO DOPO VERRANO LE LAMENTELE

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“L’Aquila matrigna Marsica pigliatutto” Com’è che diceva Giorgio Gaber? «La libertà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va». Sì, la realtà è sempre qualcosa che è più avanti rispetto a ciò che noi immaginiamo, molto, molto più in là sopratutto al cospetto della politica, pardon dei politicanti,

in questa stagione impegnati, con il solito chiacchiericcio noioso e inutile, in una irreale campagna elettorale che nulla ha a che vedere con quella bestiaccia della realtà. Sempre più avanti, sempre più in là. Ed è così che tra pochi giorni, il 28 e 29 marzo, anche Sulmona sarà chiamata alle urne per il rinnovo del Consiglio provinciale dell’Aquila e per l’elezione del presidente di un ente che tutti i partiti, tutti – fatta eccezione per la Lega

Franco Avallone è nato a Sulmona 48 anni fa ed ha intrapreso la sua carriera giornalistica nella redazione locale de “Il Messaggero”. Dal 1989 è nell’organico de “Il Tempo”, per il quale ha collaborato dalla redazione di Sulmona, poi da quelle di Vasto, Lanciano, Avezzano, L’Aquila, Pescara, fino a diventare responsabile dell’edizione regionale abruzzese (che si compone ogni giorno di circa 20 pagine). Gli abbiamo chiesto di valutare l’attuale campagna elettorale per la Provincia dell’Aquila.

del senatur Umberto – hanno scritto e detto di voler abolire. Ma la realtà non ha passato: e allora eccole lì quelle facce, tutte schierate in fila sui cartelloni elettorali; facce con il sorriso di plastica che sembrano voler dire tutto e non dicono niente. E che dovrebbero dire di una bagarre elettorale dove si danno battaglia sei candidati presidenti sorretti da ventiquattro liste? Niente, appunto. Lo stesso numero di collegi di una disastrata provincia in gran parte distrutta dal sisma del 6 aprile e per il resto terremotata da una scellerata politica che ha saputo solo promettere e non mantenere. Cinquecentosettantasei (576) candidati reclutati e messi in posa per la foto di rito non per voglia o desiderio di partecipazione. Macchè. Soprattutto da queste parti il processo di aggregazione dei due maggiori poli politici italiani è infatti miseramente fallito; nel Pdl e nel Pd di Sulmona è da tempo in atto una lotta fratricida, una battaglia senza esclusione di colpi che nella fase di preparazione delle liste per le inutili elezioni provinciali ha portato a fratture e a divisioni mai più sanabili. Ecco allora l’idea geniale – ma non tanto originale – portata avanti dalla Pezzopane prima e da Del Corvo poi, di gettare nella mischia tutti, amici e nemici, oppositori e sostenitori. Dieci liste per uno e il gioco è fatto: arraffare quanti più voti possibile, evitando così che qualche scontento o il solito arrabbiato potesse travasare, come in un sadico gioco al massacro, preferenze allo schieramento opposto. Eccolì lì, i carissimi nemici, pronti a gettare fango sul loro alleato di partito, ma decisi a immolarsi per il faccione del candidato presidente. Quello più grande, il più sorridente. Ci sarà poco da ridere quando, chiuse le urne, Sulmona rimarrà come al solito con un pugno di mosche in mano; sembrà quasi già di sentirli i lamenti di questo esercito di candidati delusi e scottati, convinti fino all’ultimo giorno di potercela fare, e ora invece tristi e sconsolati imprecare contro «L’Aquila matrigna» o la «Marsica acchiappatutto». Una storia vecchia, passata, già vista. Che bello sarebbe invece, per una volta, catturare quella bestiaccia della realtà, per non morire, così, di inutilità. Magari sentirsi utili non partecipando alle elezioni per un ente già cancellato, almeno a parole, da tutti i partiti. O fors’anche, come in un gioco perverso, ma davvero intrigante, scegliere il meglio del peggio per una provincia che nulla a che fare con questo territorio. Ma la realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va… Franco Avallone