Suicidi per tasse: fino a quando?

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LA “GIUSTIZIA DEL CASO ESEMPLARE” E LE CONSEGUENZE SOCIALI

13 FEBBRAIO 2014 – Un uomo di settanta anni di Elice si è ucciso sparandosi in volto dopo aver ricevuto l’avviso di avvio della procedura di espropriazione della casa, su iniziativa di Equitalia.

 

I meccanismi di addebito di interessi e di sanzioni per il mancato pagamento di oneri dovuti al fisco sono strutturati in modo da costituire un monito estremo per coloro che intendano evadere. Sono la “giustizia del caso esemplare” che è di per sé una contraddizione, un ossimoro. In un sistema tributario nel quale i principi debbono concedere molto spazio alle esigenze di garantire un flusso di cassa continuo, anche nei periodi nei quali la crisi non consente compensazioni, cogliere qualcuno nell’atto di aver pagato meno di quanto è previsto ed applicare tutte le sanzioni, gli interessi di mora, le sovrattasse, pretendendo che serva da lezione ad altri che ne volessero seguire l’esempio, equivale ad impedire ogni riconciliazione tra il contribuente e l’amministrazione finanziaria.

In Italia adesso il sistema tributario deve garantire risorse per il mantenimento di un apparato di spesa fuori controllo: pertanto, deve continuamente rimodulare il numero di tasse e l’entità delle aliquote, fino a colpire al 70% il reddito dei lavoratori autonomi, delle imprese, dei professionisti. L’innalzamento delle aliquote è stato praticato da tutti i governi che si sono succeduti; il contenimento della spesa pubblica è stato, invece, solo programmato e non ha mai superato il vaglio delle Camere perchè è impossibile non prelevare se si continua a spendere in misura crescente. A questo tipo di valutazioni sono impermeabili coloro che ossessivamente si ripetono sul dovere di tutti di pagare le tasse, di qualsiasi livello esse siano, anche quando prescindono dalla effettiva capacità contributiva, sancita come parametro dall’art. 53 della Costituzione.

I suicidi per impossibilità di fronteggiare le conseguenze di tasse non pagate (per lo più, a loro volta, conseguenza di pretese del tutto svincolate dalla effettiva produzione di reddito) sono giunti ad un numero così alto da non poter essere ancora ignorati. A questo punto, prima di affermare che l’evasione costituisce un furto, occorre chiedersi se la moltiplicazione o anche soltanto la conservazione di una spesa pubblica che viene articolata anche per conseguire consensi elettorali e prescindendo dal livello di sopportazione delle casse pubbliche non sia un vero e proprio concorso nel determinare la morte di persone che non sanno risollevarsi dal baratro nel quale le ha cacciate la “giustizia del caso esemplare”. Ed è questo il primo interrogativo morale da proporsi: ovviamente non per interrogarsi soltanto.

(Sulle morti violente determinate da notifiche di cartelle esattoriali o da impossibilità a fronteggiare le spese v. “Se l’art. 18 distrae dalla tragedia dei veri deboli” nella sezione FISCO di questo sito e “Disoccupazione, dramma incalzante” nella sezione ECONOMIA)

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