IL LUNGO CAMMINO DEL GIUDICE MILZIADE VENDITTI CON LA SUA INDIPENDENZA NEI CONFRONTI DI TOGLIATTI
1 MAGGIO 2013 – Si poteva arrivare anche all’Assemblea Costituente passando per la Pretura di Pratola Peligna.
E’ quanto accadde per Milziade Venditti (nella foto del titolo), che fu Pretore a Pratola e poi raggiunse i vertici della magistratura nazionale, assumendo l’incarico di Presidente del Tribunale di Roma, senza mai chinarsi alle esigenze dei tribunali speciali (è un dato acquisito che la magistratura italiana seppe dare un dignitoso esempio di autonomia proprio perchè Mussolini fu costretto ad istituire tali “giurisdizioni” addomesticate). Alla fine della seconda guerra mondiale Venditti fu eletto nelle liste dell’”Uomo Qualunque” e partecipò ai lavori per la formulazione di molti articoli della Costituzione. Ma il suo nome è legato anche all’approccio del Partito Comunista verso i magistrati: egli fu rimosso per iniziativa di Togliatti perchè, come riferiva al “Corriere della Sera” Massimo Caprara nel 1996, “non aveva voluto arrestare un imprenditore romano, tale Scalera, accusato di arricchimento illecito e di profitto di regime”.
Davvero curioso il potere di un politico nei confronti di un giudice, al punto da destituirlo per una condotta non gradita. Sembra che la tentazione del Partito Comunista sia stata sempre quella di guardare alla magistratura come ad uno strumento, più che ad un ordine autorevole (e forse un tantino autonomo) dello Stato.
Al di là di questa annotazione, pur fondamentale, è materia di riflessione il fatto che gli uffici giudiziarii del centro-Abruzzo, anche quelli più piccoli, fossero frequentati da giudici di prim’ordine, segno di una diffusione davvero circolare e non verticistica della Giustizia, di una attenzione per la funzione giudiziaria che i colpi di spugna sugli uffici giudiziarii di questi anni rischiano di spegnere definitivamente. Fu il Regno di Napoli ad incidere nell’amministrazione della Giustizia con una distribuzione capillare di uffici; gli stessi Savoia recepirono l’impostazione francese della massima presenza di quelli che oggi si chiamerebbero “giudici di prossimità”. E’ solo di questi decenni una impostazione centralistica, che sta spezzando la relazione fondamentale tra i cittadini e i giudici: quindi anche tra i cittadini e la cultura della legge, proprio quando si parla di prevalenza delle regole.






