“Sulmona bene comune”. E perchè non di meglio?

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4 OTTOBRE 2012 – Dopo la costituzione del gruppo politico “Sulmona bene  comune” a Palazzo Sardi, la fantasia per i nomi dei partiti in vista delle imminenti elezioni sembra senza limiti.

Pare che il sindaco Fabio Federico voglia respingere le pretese di questi avversari alla conquista della sua poltrona e voglia chiamare una lista civica da lui capeggiata: “Sulmona bene in Comune, ma meglio a Palazzo Sardi”, nel senso di dire: “Restate dove siete nati e non fatevi strane idee” (un partito con questo nome sarebbe troppo lungo e gli anziani in cabina se lo dimenticano). Quanto alla coloritura del neo-partito, pochi sono disposti a scommetterci sopra, anche perchè i per benisti pare ci tengano a presentarsi senza camper e senza oggetti che li facciano individuare.

Escluso che abbiano scelto Palazzo Sardi solo perchè c’è un salone che li ospita gratis (se queste fossero le premesse, bisognerebbe chiamarli “Sulmona di male in peggio”), qualcuno azzarda un collegamento con Alessandro Sardi, barone di Rivisondoli, proprietario del palazzo fino a una cinquantina di anni fa, ideatore e presidente dell’Istituto Luce, ma ministro plenipotenziario di Mussolini; quindi neanche a parlarne.

Soccorre nella interpretazione più realistica l’immagine che campeggiava nei giorni scorsi durante un intervento di Bersani: “Italia bene comune”. E allora la fantasia nello scegliere i nomi svapora, come era già svaporata in quelli che chiamarono “delle Libertà” un partito che non ha mai fatto un congresso per eleggere “con metodo democratico” (come prevede la Costituzione) il segretario. Non c’è la “immaginazione al potere”: che sia un modo di chiamarsi diversamente a sinistra? Spazio c’è per tutti, beninteso, ad incominciare dalla frangia dei “miglioristi in Comune” che non potrebbe non proporsi come estensione ideale del bene comune; ci sono scaffali interi scritti sul Migliorismo e Wikipedia annovera tra i miglioristi anche Napolitano. Insomma c’è da partire stanchi prima ancora che si aprano i comizi elettorali solo a rispondere a quanti chiederanno: “Ma perchè solo bene e non meglio?” con il rischio che il solito sbruffone potrebbe raccogliere qualche firma e presentare “Sulmona ottimo comune”. E chi lo raggiungerebbe più?

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