TRE PORTE E TRE FINESTRE PIU’ BELLE D’ITALIA

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LO SGUARDO DI UGO OJETTI SULLA SULMONA DEL PRIMO NOVECENTO

26 APRILE 2012 – Ugo Ojetti ha diretto anche il “Corriere della Sera” (dal 1926 al 1927) ed ha riferito con disincantato distacco di un suo viaggio in Abruzzo, speso a bordo di una autovettura quando sembrava che su queste montagne veramente si potesse dire “hic sunt leones”, secondo quella sintetica bollatura che i Romani davano sulle mappe alle zone pressoché inaccessibili o inutilmente accessibili, peraltro sempre con grandi sacrifici.

Invece Ojetti parla bene delle strade dell’Abruzzo: “Strade larghe, sode, comode; ogni anfratto di montagna dove il disboscamento abbia lasciato un palmo di terra, coltivato e rastrellato come un giardino; ad ogni angolo fra due declivi viadotti di ferrovia e fori di gallerie; sui prati irrigui greggi pingui, mandrie di muli e di cavalli sulle coste denudate, filari diritti infiniti di faggi, di castagni, ancora minuscoli pel rimboschimento; ad ogni sorgente d’acqua, chiuse e tubi di ghisa che la conducono a un’officina e la trasformano in energia; ogni contadino pronto a lasciare il lavoro per salutarci e condurci; anche nei villaggi più piccoli e più miseri, nessun mendicante; e dovunque una razza sana vegeta diritta che sa guardar negli occhi, e una moltitudine di bambini e di ragazzi che al passaggio dell’automobile da ogni casa e da ogni strada esce gridando e ridendo”.

 Sembra di attraversare una terra felice, con quei rimboschimenti che segnano anche un tratto di speranza insito negli abruzzesi di allora, pur tormentati da una emigrazione massiccia all’inizio del secolo; sembra incredibile che non si incontrassero mendicanti, ed invece era normale che così fosse, per la dignità di una popolazione che trovava solo nel lavoro incessante la soluzione ai problemi della economia e della promozione sociale: e che sapeva guardare negli occhi con grande orgoglio. E che dire dei contadini che sono cortesi con il viaggiatore? Non hanno detto la stessa cosa, del resto, altri viaggiatori dell’inizio del XX secolo e della metà del XIX secolo, come Lear?

E giunge a Sulmona Ugo Ojetti: “Sulmona ha ventimila abitanti: quattordicimilami diconosono contadini che ogni alba escono dalla città a lavorare nei loro campi. I cittadini oggi s’affollano lungo il corso Ovidio, nel largo davanti al gran palazzo quattrocentesco dell’Annunziata che ha solo tre porte e tre finestre e tutte diverse, ma ognuna di esse è un modello di eleganza così nobile che quella varietà sembra un capriccio di buongustai che abbian corso l’Italia da Firenze a Palermo per trovare le tre porte e le tre finestre più belle di tutto il Quattrocento”.  

Nella foto del titolo: una piccola fiera, il giorno prima della Pasqua 2012, davanti al Palazzo dalle…finestre più belle nel loro stile in Italia.

Una delle tre porte del Palazzo dell’Annunziata durante la processione del Cristo Morto con la Madonna vestita a lutto
Finestre e portale del Palazzo dell’Annunziata durante una mostra dei costumi abruzzesi organizzata da Vincenzo Accardo