TRIONFALISMI AZZARDATI NELLE DICHIARAZIONI DEL DOPO-VOTO

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LA REALTA’ DI MOLTI COMUNI ABRUZZESI DENOTA LO SFASCIO DEI SERVIZI

16 GIUGNO 2022 – All’indomani delle ultime consultazioni abbiamo letto un’infinità di proclami sull’efficienza che le nuove amministrazioni comunali si prefiggono di raggiungere: per i sindaci confermati nel loro ruolo l’efficienza è già raggiunta e lo dimostrerebbero, appunto, i voti conseguiti.

Mettendo da parte la questione di fondo che dovrebbe dare una realistica chiave di lettura ai trionfalismi fuori luogo (e, cioè, che a votare è stata la metà degli iscritti e un astensionismo così alto dovrebbe abbassare la cresta dei presunti vincitori), è sotto gli occhi di tutti il grave dissesto delle funzioni dei Comuni. Non solo producono deficit crescenti; non solo sciupano risorse (soprattutto tra quelle legate all’ambiente), quanto hanno determinato un arretramento nella qualità dei servizi e addirittura nella capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini in questo ambito.

Tra le funzioni principali di un Comune c’è quella della tenuta dei registri della popolazione e dello stato civile: quindi la potestà certificatoria. L’introduzione della telematica ha aggravato i tempi di risposta di questi servizi. Per ottenere una certificazione da Pratola, o da Castel di Sangro, o da Pescara si deve inviare un messaggio di posta elettronica. Poi occorre proporre un sollecito dopo una settimana o dieci giorni. Talvolta la risposta arriva dopo un’altra settimana. In molti Comuni questo servizio non esiste neppure, nonostante la procedura sia stata introdotta da una norma avente forza di legge.

Ieri al servizio anagrafe di Napoli è arrivata la richiesta di certificazione anagrafica; nel pomeriggio della stessa giornata è pervenuta via telematica la certificazione. Dunque delle due l’una: o un apparato efficiente è compatibile solo con una struttura comunale grande, oppure il disservizio dipende dalle persone. Nel primo caso, come in tutti gli esempi analoghi della pubblica amministrazione e delle funzioni statali, occorre eliminare le realtà che non sono in grado di funzionare. Non si è fatto così per i tribunali, prendendo tra l’altro come parametro non già un livello dimensionale, ma una entità territoriale del tutto formale come sono le provincie in Italia?

Nel secondo caso (cioè quello connesso all’impegno dei dipendenti), che è poi anche il caso di realtà non proprio piccole, come Pescara e L’Aquila, occorre assumere provvedimenti affinchè l’incompetenza o la pigrizia del personale non si traducano in gravi danni per le imprese e le categorie professionali che hanno bisogno dei servizi.

La tanto vituperata Napoli, citata ad esempio per inefficienza e malaffare, produce risposte pressochè immediate. Come e perché in Comuni piccoli e medi il cittadino deve aspettare i comodi degli amministratori? I trionfalismi degli ultimi giorni debbono lasciare spazio a bilanci ben più realistici: una metà dei cittadini fa a meno di votare e quelli che abitano in Abruzzo, quando hanno bisogno dei servizi, debbono accontentarsi di quello che vogliono passare amministratori e dipendenti. Altro che “plebisciti” dei quali hanno parlato le solite trombe di giornali e siti internet…

Nella foto del titolo: “Pratola bellissima” a Via De Nino

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