DUE MESI DOPO L’INAUGURAZIONE A SUON DI MARSIGLIESE A SANTA RUFINA SCENDONO IN DUE
9 FEBBRAIO 2025 – A due mesi dall’inaugurazione, la “Stazione di Santa Rufina” tra Pescara e L’Aquila è diventata come la fermata di “Vallelarca” (con la c) tra Sulmona e Carpinone. Non funziona più neanche la toilette (nell’ultima foto in basso), sbarrata a doppia mandata.
Poco prima delle ore 13,20 dal convoglio scendono due, diconsi due, passeggeri. Uno (nella foto del titolo), avendo letto “Santa Rufina” sull’orario delle Ferrovie, ha chiesto ad un amico di andarlo a prendere, immaginando appunto di trovarsi in mezzo alla campagna come a “Vallelarca”. L’altro stava per incamminarsi perché del bus non c’era neanche l’ombra. Il pullmino, in verità, stava fermo al semaforo perché per giungere alla “stazione” occorre passare, in senso unico alternato, sotto un ponte ad una corsia.

L’agognata navetta, che poi, nel tornare all’ospedale, non si fermerà neppure alla stazione centrale, forse per disposizione di Marsilio, si vedeva sbuffare al termine di un sentiero che fa un giro tortuoso come un pensiero di Luciano D’Alfonso, che questa bretella volle, fortissimamente volle, mentre era presidente della giunta regionale della quale era assessore alla Aree interne (non alla sede di rappresentanza a Bruxelles) il peligno Andrea Gerosolimo, e insieme all’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile di Sulmona (fosse stato Gentile da Fabriano l’avremmo indossata meglio, questa bretella).


Scende anche la capotreno, ma evidentemente solo per rispettare il regolamento. Il convoglio riparte subito e non si concederà ad altre stazioncine lungo tutte le Gole di San Venanzio e la Valle Subequana, perché la componente sociale del Movimento Sociale si è trasfusa nella componente familiare di Fratelli (e Sorelle e Affini, tipo cognati) d’Italia e dopo Pratola Peligna Superiore forse non aspettano parenti di Liris o di Marsilio (che pare all’inaugurazione della bretella intonasse l’omonima marcia, tanto sprizzava di gioia nel celebrare i funerali della stazione centrale e fare un favore a Biondi che gli ha garantito l’elezione).

Il convoglio punta dritto verso Biondi e “non fa più fermate neanche per pisciare”, canterebbe Francesco De Gregori, che a Sulmona era un po’ affezionato, di più sicuramente dell’amministratore delegato sulmonese. Poco male, tanto oggi non c’è nessuno sul treno: bastava dar retta alle statistiche, che già indicavano in sette, diconsi sette, i passeggeri di ogni giorno da Pescara per L’Aquila e da L’Aquila per Pescara quando non c’erano ancora la bretella e tutto il Pantalone che paga questi scempi.
Non è che i magnifici ed intrepidi sette che andavano ogni giorno dalle rive dell’Adriatico al cocuzzolo vicino al Gran Sasso aumentino di numero solo perché agli altri cento dava fastidio la manovra nella stazione centrale di Sulmona e non volevano perdere i sette minuti che si risparmiamo adesso.






