TROVATA L’ARMA SEGRETA PER SALVARE IL TRIBUNALE

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26 DICEMBRE 2011 – Dunque sembra che da Sulmona si sia intenzionati a condurre una battaglia dura e pura per la conservazione del tribunale; e neppure di un tribunale dimezzato, in condominio con Avezzano, ma di un tribunale “primus inter pares”, con gradi e lustrini del tribunale di Roma o di Milano, un presidente, una cancelleria penale tutta per Sulmona, come del resto la cancelleria civile.

Bell’impegno, indubbiamente; guardiamo ammirati per tanta determinazione, che ci riporta ai tempi della guerra sociale contro le decisioni di Roma, senza neppure l’alleanza con i Marsi come fu per la lega guidata da Corfinio nel primo secolo avanti Cristo. Tanta fierezza merita rispetto. Non si guardi tanto per il sottile, in quanto alla scelta delle armi. Se i popoli che si opposero a Roma si affrontarono per anni con perdite di 300.000 soldati, per questa nuova battaglia non ci sarà versamento di una goccia di sangue. Pare, infatti, che sia stata proposta la micidiale arma segreta, che scombussolerà l’avversario e lo costringerà alla resa: la riconsegna della Medaglia d’Argento della quale è stato insignito il gonfalone della città. Sarà l’atto estremo, il Karakiri in versione occidentale; qualcosa che ci condurrà ad esser sede di Corte d’Appello. Pare che ambienti del Quirinale abbiano confermato che il presidente sia rimasto pensoso per questa eventualità.

Se qualcuno dirà che stiamo scherzando con le cose serie, faccia per primo un passo indietro: perchè se viene evocato a sproposito il sacrificio che conquistò per la cittadinanza sulmonese il riconoscimento altissimo, di certo non dipende da noi. Decisioni di questo genere non si prendono per strumentalizzare un passato, fosse anche per il fine del benessere e dello sviluppo della città. Dietro quella medaglia ci sono tutti quelli che hanno creduto in un ideale, nei tempi cupi della guerra incivile e bestiale, quale è stato il secondo conflitto mondiale nella fase finale; a quelle persone che a Sulmona ci stia o non un tribunale non sarebbe importato un fico secco. E Sulmona dovrà portare quel riconoscimento senza neanche pensare per un attimo di restituirlo.

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