TUTTI I PROFETI IN PATRIA

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CARNASCIALESCA INDIZIONE DI UN PREMIO PER QUELLI CHE HANNO LASCIATO SULMONA

30 NOVEMBRE 2024 – “Sono soddisfatto di questa iniziativa, portata a buon fine e ringrazio i consiglieri comunali che l’hanno sostenuta, anche i colleghi Vittorio Masci e Salvatore Zavarella della minoranza” sostiene il grillino consigliere comunale Angelo D’Aloisio. E chi poteva dubitarne? Chi può pensare che Masci e Zavarella svolgano il loro ruolo di oppositori, per il quale evidentemente il primo fu investito proprio per la debacle della sua candidatura a sindaco proveniente da una forza che aveva sostenuto di volersi proporre in alternativa a Di Piero e a Gerosolimo; e l’altro si auto-investì nelle file di Fratelli d’Italia che aveva fino al giorno prima contrastato dalle liste di Gerosolimo.

Ma il siparietto questa volta viene su un argomento ancora più buffo delle cene estive da inciucio. I Fratelli (uno adottato) d’Italia sostengono l’iniziativa della maggioranza di istituire l’albo dei “profeti in patria”, cioè dei cittadini di Sulmona che si sono dimostrati più all’altezza degli altri. Profeta è colui che “per possedere capacità divinatorie, o per semplice intuizione, prevede cose che poi si avverano“. Cioè quelli che hanno lasciato Sulmona avranno previsto quello contro cui noi ci stiamo battendo: la chiusura di diverse fabbriche, il trasporto di rifiuti da tutto il circondario e dal circondario dell’Aquila, la chiusura della linea ferroviaria per Napoli, il progetto di chiudere l’autostrada da Pratola a Pescina. Sono scappati. E fin qui nulla di male, se non fosse per la propensione del sindaco a snobbare tutti i sulmonesi che noi comuni sulmonesi apprezziamo, proprio perché hanno avuto l’energia e la costanza di servire la città, in terra peligna o altrove.  E abbiamo detto tutto sulla effettiva convinzione del primo cittadino di considerare i profeti che potrebbe avere accanto senza che se ne accorga.

Ma l’acme di questa balzana idea di istituire l’”Albo dei Profeti” (così letteralmente chiamato, con evidente sprezzo del ridicolo) sta nella scelta dell’appellativo che si riserva a coloro che sono andati altrove. “Profeti in patria” sarebbero proprio i giovani e gli adulti che hanno dovuto lasciare la città perché priva di occasioni di lavoro; o collocati al di fuori di ogni circuito d’impresa, scientifico,artistico, politico. Neanche si può pensare che siano profeti tornati nella loro terra, magari per godersi la pensione: loro stanno ancora dove li ha portati la necessità di sopravvivere o di assecondare le loro vocazioni. Tanto più che puntigliosamente “Da Palazzo San Francesco” si evidenzia che: “Sono escluse candidature relative a persone decedute, per le quali potrà essere previsto altro genere di encomio alla memoria”. Beh, certo: altrimenti si sarebbero chiamati “Profeti in tomba”, o più semplicemente “Profeti che furono”.

C’è, in questa bislacca volontà di giocare con le parole, l’intento di smentire l’antico detto “Nemo propheta in patria”. Nella patria sulmonese i profeti ci saranno: anzi, cresceranno in numero di anno in anno, perché “Il riconoscimento dell’iscrizione all’Albo dei “Profeti in Patria” sarà conferito ufficialmente nel corso di una cerimonia annuale alla presenza del Consiglio comunale e alla quale sono invitati tutti gli iscritti all’Albo”. Insomma: se i progetti del Governo sono stati per anni anche quelli di istituire benefici del tipo “Io resto al Sud”, quest’albo di profeti parte proprio dal presupposto che sono in tanti ad andare via, sia pure con l’aspirazione di diventare profeti in patria. Ma il buffo è che se qualche sulmonese fa qualcosa di egregio a Sulmona non potrà mai aspirare a diventare quel tipo di profeta.

Dunque, ancora una volta “Nessuno è profeta in patria”. E un albo pure per quelli rimasti poteva essere istituito: avrebbe contenuto l’ironia del paradosso e l’eco di antiche letture classiche. “Chi premiamo oggi?”. “Ulisse”. “Come Ulisse? vuol dire che non premiamo nessuno”. “Premiamo Ulisse che vuol dire Nessuno”. “E quale premio gli diamo?” “Nessuno”.

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