UN BIMILLENARIO DA TRAVET PER AUGUSTO

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ROMA LO LASCIA IN UN ANGOLO. E SULMONA PUO’ RILANCIARE OVIDIO

10 NOVEMBRE 2014 – Non sarà una grande consolazione, ma almeno nel Bimillenario Ovidio può rifarsi su Augusto.

Il Padre della Patria, il Principe più longevo e più celebrato dell’Impero romano, ha avuto un trattamento da “Carneade chi era costui?” nella ricorrenza della sua morte: a Roma non è possibile visitare la sua tomba, chiusa e coperta di erbaccce. La mostra intitolata a lui riguarda i seicento anni di impero e non i 58 del suo comando; per giunta, è ospitata nel Foro Traiano che è arrivato cent’anni dopo di lui; le audioguide non funzionano; non c’è una persona in fila, quando al tempietto del Bramante per Esher si aspetta più di un’ora per entrare. Insomma, una vergogna più della metropolitana “C”, tanto per rimanere all’oggi. E del resto, i disastri nell’amministrazione capitolina si manifestano anche nel settore turistico, se per spostarsi in taxi da Piazza Venezia si deve risalire Via del Tritone, lambire la Chiesa di Trinità dei Monti (non la scalinata: la chiesa, in cima alla scalinata) e riscendere dal Pincio, tanto che l’autista, quando accenna a Marino, sospira: “Sindaco? E’ ‘na parola impegnativa…”).

A Sulmona si potrebbe fare meglio per l’imminente Bimillenario di Ovidio: basterebbe dare una ripulita a “Fonte d’Amore”; stipulare un appalto con un ditta seria per le visite guidate e già si raggiungerebbe un riscatto millenario, un sorpasso. Inutile cercare le ossa del Poeta in Romania; tutt’al più valorizzare l’iscrizione che ne celebra il sepolcro (v.: “C’è stata una tomba che non c’è più”, nella sezione OVIDIO  di questo sito). Senza goffi tentativi di revocare l’editto della relegazione (v. “C’è anche chi propone la revoca del decreto”) si può parlare di Ovidio molo di più di quanto roboanti presentazioni multi-mediatiche abbiano consentito di parlare di Augusto.

Magari non cambierà il corso della Storia o soltanto il giudizio sul I secolo d.C., ma vuoi mettere ad essere ricordato meglio di Augusto che lo mandò in Romania?