UN PONTE MORANDI STA ANCHE A SULMONA E FU IL VANTO DEL SUO TEMPO

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INAUGURATO NEL 1961, COLLEGA IL CENTRO STORICO ALLA ZONA DI ESPANSIONE: NEGLI ANNI OTTANTA FU DEDICATO A GIUSEPPE CAPOGRASSI

14 AGOSTO 2018 – Anche Sulmona ha il suo ponte più importante progettato da Riccardo Morandi: nel 1961 fu inaugurato per collegare il centro storico alle campagne dove adesso sorge l'”altra Sulmona”, cresciuta disordinatamente (con le mostruosità del “Serpentone”), ma tuttavia l’unica, vasta area, che poteva garantire lo sviluppo cittadino nel dopo-guerra.

Riccardo Morandi, già celebre (era nato nel 1901 ed aveva realizzato tra le principale opere in Italia) fu incaricato di oltrepassare il dislivello tra Via Giovanni Pansa e l’attuale zona del Tribunale, sopra il Torrente Vella. E l’ingegnere (che sarebbe diventato sempre più famoso e che incluse questa opera nel suo “book” per sempre migliori fortune in Italia e all’estero) realizzò il ponte ad unica campata sul quale transitano migliaia di persone ogni giorno e che sciaguratamente è stato destinato anche a parcheggio, con tutto quello che un peso costante, su una sola parte, determina quando tutta la struttura deve muoversi per le sollecitazioni sismiche. Il grande progettista (che sei anni dopo progettò il ponte crollato oggi a Genova per cause che dovranno essere accertate) aveva impresso una particolare caratteristica a tutto il ponte: la grande elasticità, scaturente proprio dalla presenza di una sola campata, che nel caso di transiti particolarmente pesanti (come Tir e altri mezzi eccezionali) non resta rigida, ma ha necessità, comunque, di rispondere complessivamente ed armoniosamente alla sollecitazione. Tanto è vero che, dopo il sisma del 2009, il parcheggio è stato vietato e lo stesso è avvenuto nel novembre 2016, dopo il terremoto di Norcia, quando addirittura il ponte fu chiuso per alcuni giorni e sottoposto a verifiche che ne confermarono la stabilità.

Il tema della durata delle opere di cemento armato è, peraltro, assai importante per le altre, molte strutture presenti in Valle Peligna, ad incominciare dai viadotti autostradali, che il “Governatore” D’Alfonso si era impegnato a far revisionare e consolidare e che poi sono rientrati nel suo assurdo progetto di costruire una variante alla A25 da Bussi a Collarmele per essere considerati semplicemente da tagliare alla base (da qui scaturì anche la definizione, per D’Alfonso, di “Attila della Valle Peligna” , mentre l’assessore Andrea Gerosolimo e il prof. Bruno Di Masci, che avrebbe dovuto rappresentare la opposizione in  Comune, lo sostenevano ed esaltavano.

Manutenzione effettiva, invece, l’ANAS riserva alla SS17: a Roccapia due anni fa è stato chiuso al traffico il grande viadotto, molto più alto di Ponte Capograssi e sottoposto a sollecitazione migliaia di volte più pesanti. In effetti, dopo i primi venti anni nei quali ha svolto il ruolo primario che una lungimirante amministrazione comunale gli aveva assegnato, il Ponte Capograssi è stato sostanzialmente pre-pensionato dall’avvento delle limitazioni del traffico e per la maggior parte della giornata serve solo per il traffico pedonale: come dire che consente ai Sulmonesi di oggi di evitare di dover attraversare a piedi il Vella, cioè il corso d’acqua che Ovidio biasimava perchè, ingrossato dalle piogge abbondanti, gli impediva di arrivare puntuale ad un appuntamento.

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