ANNI OTTANTA: SI RISVEGLIA LA BELVA SANGUINARIA

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CRONACA DEI CRIMINI NEL CENTRO-ABRUZZO: STRANI PERIODI DI QUIETE E IMPROVVISI RITORNI

11 NOVEMBRE 2018 – Un delitto passionale negli anni Sessanta; uno nel 1971. Poi niente per dodici anni. E nel 1983 spunta in Valle Peligna un omicidio sociale, cioè determinato dai ruoli che i protagonisti (la vittima, almeno) avevano: l’uccisione del sindaco di Roccacasale, per scelte urbanistiche, cioè per lo sviluppo edilizio del paese (ritenuto troppo a valle, foriero di danni per l’unica parte pianeggiante del territorio comunale). Tre anni dopo, un altro omicidio causato dalle figure dei protagonisti: farmacista lei, tossicodipendente lui. E sempre nel 1986 non c’è storia passionale ad Ateleta, quando un apparente lavoratore modello della metropolitana di Roma uccide, prendendolo vigliaccamente alle spalle e tagliandogli la gola, un quasi dirimpettaio e lascia la moglie a piangerlo e a cercare di lavare tutto il sangue che si disperdeva, come fosse un’anima liquida, per la strada che era anche un filo di collegamento della comunità legata da sentimenti di rancore e di eterna rivalsa sociale. Per finire (ma nella cronaca nera, si sa, non si finisce mai) con gli omicidi del Monte Morrone: immigrato clandestino (addirittura destinatario di un provvedimento di espulsione) contro turiste immerse nella natura del Parco Nazionale.

Qui e là, costellazioni di fatti di cronaca minore, ma pur sempre conclusa con la morte di uno dei contendenti: una spinta ad Ateleta nella festa di Sant’Antonio Abate, che si risolve in una brutta caduta; una spinta ai margini del centro storico di Sulmona, che si risolve in un decreto inappellabile del destino. Questi erano omicidi preterintenzionali, più difficili per i giudici, perché trovare l’intenzione e constatarne i confini è sempre arduo, ex post (come dicono gli avvocati; ma, sentenziava il bracchetto Snoopy, “Gli avvocati dicono sempre tante cose”

Ci fu, nel risveglio della belva sanguinaria degli anni Ottanta, qualcosa che i criminologi avrebbero dovuto spiegare. Perché femminicidi e, in genere, delitti passionali, c’erano stati prima di quel 1971 e ci sarebbero stati anche dopo; ma il ritorno della morte dopo un decennio di silenzio assoluto si scatenò per motivi tutt’altro che passionali. Deve aver influito la industrializzazione del decennio d’oro per le fabbriche a Sulmona, a placare l’aggressività nelle dinamiche sociali; seguita dalla de-industrializzazione, con il fallimento delle molte imprese-fetecchia che si insediarono al Nucleo industriale; e seguita, ancora, dalla rassegnazione degli anni più recenti, quando non si hanno neppure le risorse per alimentare i contrasti sociali.

Il quadro è complesso e se ne parlerà nella conferenza “Piccoli e grandi crimini nella Sulmona di fine millennio”, all’istituto di istruzione superiore “Ovidio” in Via Silvestro Di Giacomo, mercoledì 14 novembre dalle ore 16 per iniziativa della “Università della Libera Età” guidata da Ezio Mattiocco.

Nella foto del titolo: una “Gazzella” dei Carabinieri, comandata dal vice-brigadiere Giovanni Lasco, davanti al Castello di Gagliano Aterno, dove nella notte erano stati trafugati i quadri di scuola fiamminga appartenenti alla famiglia Lazzaroni

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