Un referendum può salvare tribunali e giudici di pace

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Giurista sedutoLA CORTE DI CASSAZIONE DICHIARA AMMISSIBILE LA CONSULTAZIONE, MA…

13 NOVEMBRE 2013 – Ieri la Corte di Cassazione (nella foto la statua di giurista seduto in Piazza dei Tribunali a Roma) ha dichiarato ammissibile il referendum per abrogare la riforma delle circoscrizioni giudiziarie e, quindi, la chiusura dei tribunali che al 30 giugno 2011 non avevano sede in capoluoghi di provincia,

tutte le sezioni distaccate di tutti i tribunali d’Italia e tutti gli uffici del giudice di pace che non avevano sede nel capoluogo di circondario (cioè dove al 30 giugno 2011 stava un tribunale). L’Abruzzo è stata la prima regione a chiedere il referendum, seguita da: Basilicata, Calabria, Campania, Friuli, Liguria, Marche, Piemonte e Puglia. E’ la prima volta che un referendum viene chiesto dalle Regioni.

Il “colpo di spugna” sugli uffici giudiziari ha denotato un asservimento dei politici (compresi quelli del Pdl che sbandierano di voler riformare la magistratura solo per impedire che Berlusconi sconti le sanzioni inflittegli) alla volontà di una parte della magistratura che va perseguendo il disegno di accentrare le sedi. La soppressione delle preture nel 1999 non ha insegnato niente: non ci sono stati risparmi, non c’è stata nessuna accelerazione delle cause, non c’è stata nessuna specializzazione del magistrato. Ora va bene anche un referendum per rimettere la palla al centro e rendersi conto che, per esempio, una riforma giusta è quella di incrementare la competenza dei giudici di pace almeno a 50.000,00 euro (v. “Per una giustizia più rapida” nella sezione GIUSTIZIA di questo sito).

Va benissimo anche che le Regioni diano un segnale affinchè il ministro Cancellieri faccia una telefonata umanitaria per informarsi come funzionano i piccoli tribunali e dia più risorse per impedire che perduri la loro anoressia.

Il problema che non bisogna nascondersi è che, quando saranno chiamati a votare il referendum, gli elettori di Roma, Napoli, Milano, per esempio, confonderanno i tribunali minori con i tribunali per i minori, tanto non gliene importa un fico degli uni e degli altri e, quindi, diserteranno; oppure che non si renderanno neppure conto perchè si debba evitare un viaggio di un’ora da Sulmona a L’Aquila quando per andare da Monteverde a Via Giulio Cesare impiegano talvolta più di un’ora; oppure perchè non è mai stata applicata la riformina che metteva i giudici a disposizione degli utenti con le applicazioni infradistrettuali invece di spostare parti, avvocati, testimoni e cancellieri. Insomma, il gran calderone rischia di creare equivoci.