Si dirada la nebbia del bosco di Limmari

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DOPO SETTANTA ANNI SI AVANZANO IPOTESI E IL RISPETTO PER I 128 MORTI RICHIEDE RIGORE 

14 NOVEMBRE 2013 – Si parlerà molto dei motivi che nel 1943 portarono alla strage di Pietransieri sabato e domenica prossimi a Roccaraso; non sarà un evento angosciante e si concluderà anche con un concerto, ovviamente non di saltarello.

Dalla anteprima che oggi si è percepita a Sulmona, nell’Agenzia di promozione culturale, si può prevedere che, a voler affrontare seriamente il gravissimo atto di sangue e quindi a voler rispettare le 128 vittime, bisogna evitare che il sangue, ancora una volta, copra tutto e si parli, di nuovo, di belve umane che commettono un omicidio di massa, eccitate dal gusto di veder morire.

Purtroppo, una ipotesi che con pacatezza è stata ripresa oggi, fra le tante che hanno suggerito una soluzione al dilemma di come si possa arrivare a tanto, è molto concreta e reale: a Pietransieri è stata applicata una orribile norma di guerra, in base alla quale un esercito occupante è in grado di disporre di tutto il territorio, quindi anche delle case, delle stalle di gente poverissima. L’avv. Lando Sciuba, che da almeno trenta anni raccoglie documenti e testimonianze (queste sempre più labili, sempre più rare), ha avanzato seri dubbi sulla facile etichetta assegnata a quell’episodio, cioè quella di “rappreseglia”, come per le Fosse Ardeatine, come per decine di altri luoghi del Calvario della seconda Guerra Mondiale. “Non si può ritenere che per l’uccisione di due tedeschi si potesse uccidere tutta la popolazione, con un rapporti di uno a sessanta, mai praticato in tutta la guerra”. Torna ad imporsi, quindi, la ipotesi di un ordine di sgombero della frazione di Roccaraso, un ordine che la popolazione non ha rispettato perchè non poteva immaginarsi lontano da lì, a morire forse di fame. “Chi non la lasciato immediatamente la sua casa, chi si è fatto trovare ancora tra le case dopo l’ordine di sgombrare non sapeva dove andare, non capiva perchè doveva essere privato delle uniche cose per vivere” ho osservato l’avv. Sciuba, autore, tra l’altro di “La via dell’onore” e “La passione secondo Pietransieri”. Non c’erano SS nell’”affaire Pietransieri” e questo depone a favore della ipotesi che l’eccidio sia stata una azione di guerra, non un misfatto di esaltati.

Si riuscirà mai a trovare una spiegazione attendibile? “L’Abruzzo ha rimosso questo episodio”, nessuno ha cercato di capire, forse sono stati trascurati anche documenti importanti; per quanto un ufficiale che era a Pietransieri il 20 novembre 1943 abbia riferito di “partigiani”, non si può parlare di un episodio di resistenza militare. “Con quell’ordine di abbandonare le case, gli animali, le stalle, veniva portato un affronto allo stesso diritto di sopravvivere” ha aggiunto Sciuba.

La guerra può trasformarsi in una catena di montaggio della morte? La guerra di adesso, quella che non risparmia la popolazione civile, passa anche attraverso queste macellazioni. Il vero messaggio che dal bosco di Limmari non deve essere sprecato nell’indugiare a giudicare i buoni e i cattivi sta tutto nel considerare che, una volta avviata, una guerra segue le sue norme, che sono quelle di appena venti anni dopo in Vietnam con il napalm usato dagli Americani e dieci anni fa in Iraq, con una invasione che si è preteso di giustificare con la necessità di eliminare inesistenti armi di distruzione di massa, e in decine di altri posti. Ci mancherebbe che 128 innocenti, fieri abruzzesi di montagna, debbano ancora adesso essere strumentalizzati nel loro sacrificio con la favola che il mondo è diventato migliore all’indomani del 25 aprile 1945. La memoria di chi è morto senza essere vissuto, a meno di un anno di età, potrà essere rispettata solo se la guerra, con le norme che consentono ad un esercito occupante di far rispettare un ordine, non sarà mascherata da ingannevoli istanze umanitarie e di esportazione di democrazia. E prima di parlare di invasioni si comprenda quali costi richiedono.