UNA VERA TRAGEDIA

368

LA MEDEA DI OVIDIO ASCRITTA AL FILONE EROTICO 

30 SETTEMBRE 2015 – Si svolge oggi l’udienza davanti alla dott.ssa Valeria Gioeli, giudice del Tribunale di Sulmona, per accertare se l’immagine della statua di Ovidio coronata da una composizione di aglio sulla testa, possa essere ancora divulgata oppure se debba essere adottato un provvedimento che impedisca l’abbinamento del poeta tra i più grandi della latinità all’aglio e che Ovidio diventi il sostegno per la vendita del prodotto agricolo.

Alcuni difensori, nel sostenere il diritto di mettere in testa ad Ovidio qualunque cosa, compreso un serto di agli, hanno invitato il giudice a ricordare le “opere giovanili ed amorose del poeta latino” , che coronerebbero la “sua elegia poetica scansonata e trasgressiva”. Si sono peritati anche di indicarle: “Amores”, “Medea” e “Heroides”.

Mamma mia, altro che aglio in testa a Ovidio. La “Medea” era una tragedia, l’unica che Ovidio abbia scritto ed è andata del tutto perduta, onde non si capisce come si possa parlare dei contenuti. Tanto più non si può ascriverla ad una “tipologia letteraria completamente nuova per la letteratura latina: il filone erotico – mitologico viene svolto per la prima volta da Publio Ovidio Nasone”. Medea è personaggio tra i più cupi e sconvolgenti, terrificanti, del mondo antico; quella, arcinota, di Euripide, per privare Giasone della discendenza uccide i figli, che sono anche i suoi. Sai che “scanzonatura“, tra un po’ Ovidio sarà abbinato a Gene Gnocchi. Sai che opera amorosa, la Medea: quanti bacetti deve aver scambiato con le vittime delle sue pozioni studiate per avvelenare meglio.

La vera tragedia è che di Ovidio tutti possono parlare anche senza sapere, tutti possono arrampicarsi per mettere quello che vogliono sulla statua in Piazza XX Settembre e poi sostenere le vendite dell’aglio con l’immagine del poeta. Con un sindaco come quello che Ovidio avrà nel suo bimillenario si può tentare di tutto…

Nella immagine del titolo l’orrenda fine di uno dei compagni di Cadmo nel III libro delle Metamorfosi (Corneliuz van Haarlmen “Due compagni di Cadmo davanti al drago“, olio su tela 1588, Londra, National Gallery). Anche questa è poesia licenziosa?