Vigilia del I maggio sulla Strada del Sagittario

253

viale della stazione2 MAGGIO 2014 – Proprio alla vigilia del I maggio quell’autostoppista doveva farsi trovare all’uscita di Pratola Peligna lungo la strada provinciale 51 del Sagittario.

Salito in macchina, racconta la incresciosa vicenda di un mancato pagamento del salario. Era partito per L’Aquila animato da buone speranze per fare il muratore in uno dei tanti cantieri ed in effetti era riuscito a trovare un posto; ma dopo neanche quindici giorni non vedeva arrivare neanche il becco di un quattrino. Così, per non accumulare lo “scoperto” e cercarsi un altro lavoro (senza neppure trovarlo, tra l’altro), lascia il cantiere all’ennesima richiesta di pagamento con subitanea risposta  che “i soldi mi stanno per arrivare e ti pago per primo”. Fa altre telefonate al datore di lavoro, che o non risponde o riattacca. “Allora sono andato al Patronato e ho detto di farmi recuperare quei 1680 euro. Che dovevo fare? Ho moglie e due figli”. E che doveva fare, davvero? Qui incomincia la incresciosa avventura: lui ha bisogno di liquidità immediata e fa un accordo in base al quale, una volta recuperata la somma di 1.680,00 euro, 500 li avrebbe lasciati al Patronato. Non gli chiediamo neppure di quale “patronato” si tratti; non lo interrompiamo in tutto il viaggio che si sta per concludere passando vicino al depuratore  di San Rufino, con il lezzo che è migliore, peraltro, di quello che promana dalla storiaccia che ci racconta lo sventurato muratore. Nel giro di una settimana riceve la telefonata del datore di lavoro che gli dice, ovviamente: “Mica c’era bisogno di far scrivere dal patronato, te l’avevo detto che ti avrei pagato…”. Arrivano i soldi e, quando sta per lasciare la quota convenuta, il muratore chiede a quello del Patronato: “Ma proprio tutti e 500 euro vi devo dare?” “No, va bene anche se ne dai 400,00”.

Ah, va bene? Era stato convenuto un pagamento “extra ordinem” di ben un terzo circa della somma che rappresentava il sudore delle giornate sul cantiere, il viaggio  fino a L’Aquila provenendo da fuori il cratere, cioè spuzzato dagli aquilani, e deve pure ringraziare per uno sconto di un quinto del malloppo?

Ma chi li regola questi patronati, se per esempio per le professioni forensi è stata (giustamente) annullata la facoltà di stipulare una convenzione in base alla quale all’avvocato si poteva pure promettere un quinto, un quarto, un terzo della somma complessivamente percepita, come a dire che, se uno avesse perso una gamba in un incidente, l’avvocato si prendeva un terzo di quella gamba? Il “patto di quota lite”, cioè appunto questa barbara innovazione che gli avvocati hanno sempre respinto, era stato introdotto nel 2006 dal decreto-Bersani, applaudito anche da Berlusconi che infatti lo ha lasciato com’era ed è stato eliminato solo perché gli avvocati lo hanno combattuto (gli avvocati intesi come classe, perché magari qualcuno lo praticava prima del 2006 e continua a praticarlo dopo il 2012).

E poi chi paga le tasse su quei 400 euro?

L’ultima domanda, come molte altre, è rimasta nelle nostre meningi, perché siamo arrivati alla rotonda vicino San Panfilo e il buon pratolano ha ringraziato gentilmente, scendendo.

Proprio qualche ora prima del I  maggio doveva capitare quell’autostop…