QUANDO ANDREA DE LITIO CERCAVA LA COMMITTENZA PER IL DUOMO DI ATRI
14 MAGGIO 2017 – Andrea De Litio considerava il suo capolavoro l’interno della cupola di San Francesco della Scarpa a Sulmona e, quando fu interpellato per dipingere le cose stupende che si vedono ancora al Duomo di Atri, disse semplicemente: “Andate a vedere cosa ho fatto a Sulmona a San Francesco”. I committenti debbono essere venuti davvero; ed hanno fatto bene perché quegli splendori d’arte sono durati solo un secolo. Dopo il terremoto del 1706 non è rimasta neanche pietra su pietra e meno che meno affresco su affresco. Niente; di foto e selfie neanche a parlare. Il nulla completo ha investito il biglietto da visita del marsicano Andrea De Litio, nato a Lecce dei Marsi e fautore di un rinascimento dell’arte abruzzese celebrato in tutti gli angoli della regione.
Oggi si dovrebbe dire che per immaginare cosa fosse San Francesco della Scarpa il 2 novembre 1706, the day before, bisognerebbe andare a vedere il Duomo di Atri. E sentire tutti gli struggimenti di quello che “sarebbe potuto essere e non è stato”: di quegli angeli delicati che de Litio ha donato con parsimonia agli affreschi, ma che ha reso così umani (l’umanesimo rinascimentale, appunto) da farceli apparire complici nell’intercessione con le alte sfere del Paradiso; di quegli anacoreti che erano raffigurati nel loro sereno tormento, un ossimoro che solo al “sulmonese” Andrea de Litio riusciva facile, anzi ripetitivo.
Oppure bisognerebbe guardare con attenzione la “Madonna del latte” di Via Mazara, tornata da ieri al suo antico ruolo di parlare ai semplici per spiegare il Vangelo. “Stiamo studiando per sapere se si può attribuire questo affresco al de Litio; ci proveremo, può essere” ha detto con il rigore di ricercatrice la dott.ssa Anna Colangelo della Soprintendenza regionale (nella foto del titolo), mentre in chiesa si preparava la benedizione della ritrovata pagina murale di un vecchio colloquio tra le sacre scritture e il popolo. Così, se il verdetto risulterà positivo, si potrebbe pensare di scrivere nella guida rossa del Touring che chi volesse immaginare l’interno della attuale “Rotonda di San Francesco” sul Corso potrebbe spostarsi lungo Via Mazara. Dopo tutto, non fu il grande Andrea pittore a giocare sui rimandi?






