PIETA’ PER I CORISTI CHE INVOCANO PERDONO

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Il Coro si lascia a sinistra Piazza Tresca

MALORI NEL DIGIUNO PER TUTTO IL TRAGITTO. APPELLO A RATZINGER

15 APRILE 2017 – Proprio perché chiedono tanto perdòno e ammettono di aver peccato meritano un po’ di umano trattamento.

I coristi del poderoso “Miserere” della processione del Cristo Morto (nella foto al ritorno dalla Cattedrale) sono arrivati ieri quasi esanimi al rientro nella Trinità; due di loro si sono sentiti male a Piazza XX Settembre. Da quando è stata eliminata la sosta della processione nel rione della “Tomba”, la vita del corista si è fatta dura: effetti coreografici richiedono in pratica di intonare ad ogni angolo e nel pieno di Piazza Garibaldi, quando le note si disperdono e pure centoventi ugole all’unisono sembrano il vagito di un bimbo. Del resto, Piazza Maggiore fu ideata per tenere le fiere, non già per esecuzioni da cappella. Ma loro si fanno coraggio, ce la mettono tutta: dove si vede mai una cittadina di 25.000 anime fornire 120 coristi in volontariato, sempre puntuali?

Le colonne del “Vaschione” non valgono niente e non hanno udienza in Vaticano: ma una preghiera a Papa Benedetto XVI, che tanto amò Sulmona al punto da sceglierla come ultimo, vero viaggio da papa per trovare la forza di compiere la grande rinuncia, vorremmo inviarla. Venga ripristinata la breve sosta per rifocillare i coristi dopo Piazza Plebiscito: magari senza alcol, chè dopo tutto è sempre il venerdì di passione; magari senza salsicce e senza caffè zuccherato. Ma un “Filadelfia” spalmato su un grissino come nella pubblicità, un succo di mirtillo, una “Gatorade”. Insomma, preveniamo i collassi, i mancamenti.

Ieri sera, con il caldo estivo di questo strano aprile, il tipo medio di corista ha subito stress che neanche nell’addestramento di “Full metal Jacket”. Poi, come si dice proprio a Sulmona, “l’età ci sta”; e può capitare di tutto. Anche che un’ambulanza non si faccia largo nella folla. Oppure si vuol dire che questa processione deve essere eliminata perchè non rispetta le norme antinfortunistiche? E perché mai? Non si parla di Cristo? non si mostra la passione, come nell’iconografia medievale o anche in quella, pesante e barocca, del Seicento?

Insomma: non si invita la gente a riflettere sul mistero?

E se li attende la barella, quanti mai coristi volontari si presenteranno i prossimi anni? Ed è meglio la processione di Chieti, che ricorda con quegli incappucciati i tempi nei quali gli uomini avevano timore di tenere scoperto il viso, perché facevano la passione dopo aver massacrato i loro simili nelle Crociate, o aver sfruttato braccianti e contadini per tutto l’anno?

Il CristoMorto (si scrive così, è un tutt’uno) a Sulmona va conservato per quello che è. Proponiamo una sosta al rientro, prima dell’impegnativo tratto, al Vaschione, per bere almeno. O neanche quello va bene?

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