RICHIAMATO PER LO SGOMBERO DI PALAZZO MAZARA UN DECRETO DEL PREFETTO CHE PERO’ SI RIFERIVA SOPRATTUTTO ALLA NEVE
25 FEBBRAIO 2017 – Dopo la prima udienza davanti al TAR dell’Aquila nella causa intentata dai “residenti del terzo piano” di Palazzo Mazara, i dilettanti allo sbaraglio (sindaca Casini e assessore Sinibaldi, e, per chi non conosce gli antefatti, più il secondo della prima) sono alla disperata ricerca di un sostegno allo sgombero del Palazzo (il più bello d’Abruzzo, come lo ha definito lo scrittore Giovanni D’Alessandro su “Il Centro”) visto che il decreto del Prefetto del 18 gennaio si riferiva per lo più agli eventi “nivali” (per chi non ha sottomano il Devoto-Olj, traduciamo con “eventi legati alla neve” e in effetti potrebbe essere più chiaro chi scrive un decreto mentre l’Abruzzo è sotto due metri di neve e non può scappare dal terremoto; ma, come si sa, nessuno è prefetto) e solo an passant al terremoto.
Il dilettantismo si nota anche nell’ordine di sgombero, praticamente definitivo, laddove il prefetto limitava gli effetti del suo decreto a tre giorni (pure per una resurrezione non ce ne sono voluti di più). E’ un bel grattacapo, adesso, integrare il provvedimento con i caratteri richiesti dalla legge per le ordinanze contingibili e d’urgenza. Prima che l’arbitro decretasse la fine dei classici novanta minuti (come scrivono tutti i cronisti a corto di immagini) il Comune si è salvato in calcio d’angolo con un rinvio al 22 marzo per individuare quel quid pluris che dovrebbe sostenere una ordinanza che mette in mezzo alla via, con tutta quella neve, i “residenti del terzo piano di Palazzo Mazara” prospettando il ricorso alla Procura della Repubblica anche per una libreria in caso di permanenza. Sarà un po’ difficile trovare una pezza d’appoggio per sostenere che l’unico palazzo a subire i danni dei terremoti a Sulmona del 18 gennaio 2017 sia stato Palazzo Mazara. Potrebbe essere il presupposto per individuare un cratere sismico esteso da Via Carrese a Via Peligna e, viste le minchiate che sono state fatte a livello parlamentare per disegnare un cratere che comprende L’Aquila, arriva a Popoli, ma poi salta Pratola e Sulmona per riprendere a Bugnara, si potrà sostenere tutto. Non c’è da dimenticare che la sindaca a settembre avrebbe voluto dichiarare l’inagibilità solo dei piani più alti delle scuole, di modo che, quando fosse arrivata la scossa, gli alunni ai piani bassi si sarebbero riparati con… gli ombrelli. Tra l’altro, agli atti del processo davanti al TAR c’è la relaziione dell’ingegnere progettista che verificò nel 2009 il secondo piano e che ha asseverato che non si sono aggiunte, anche dopo il 18 gennaio, lesioni a quelle già esistenti e quelle esistenti non sono più gravi di quelle del 2009.
Morale della favola: il panorama della giurisdizione in Italia è fatto, sempre più spesso, di giudici che leggono distrattamente gli atti; in buona parte il fenomeno dipende dalla crescita smisurata delle pagine di comparse e repliche, dopo la rimozione della tassazione per ogni quattro pagine. Ci sono avvocati che scrivono cento pagine e, poi, nelle repliche, tagliano e cuciono quelle cento pagine e ne aggiungono dieci, talvolta neppure alla fine, ma un po’ qua e un po’ là, costringendo i giudici a… trovare la differenza come nel giochino della Settimana enigmistica. Ma può anche capitare che qualcuno legga attentamente e, così, finisce che nessun sindaco è… prefetto.
Nella foto del titolo un terrazzo interno di Palazzo Mazara






