IL PICCOLO CAPOLUOGO REGIONALE DEL CREDITO

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LE ANTICHE TRADIZIONI DELLA CASSA RURALE DI PRATOLA

13 APRILE 2015 – La forza propulsiva del credito cooperativo nel centro-Abruzzo è stata collegata direttamente all’impegno della Cassa Rurale ed Artigiana di Pratola Peligna per la fondazione della federazione abruzzese-molisana delle Casse Rurali.

Il centro di raccordo, già dai primi mesi nei quali cominciò a delinearsi l’idea, fu proprio Pratola, dove poi per dieci anni è rimasta la sede della Federazione regionale prima che di trasferirsi a Pescara. Da Montereale a Cappelle sul Tavo, da Castiglione Messer Marino a Gambatesa, ad Atessa, a Cappelle dei Marsi: furono questi i nomi, sconosciuti ai grandi traffici commerciali dell’Abruzzo e del Molise, a racchiudere la ricchezza di una cooperazione basata essenzialmente sulla gestione delle risorse agricole e artigiane.

All’epoca, le Casse Rurali erano contraddistinte dalla “riserva” di iscritti per quelle due categorie produttive: solo una aliquota marginale poteva svolgere attività diverse. L’allestimento di un nucleo di operatori del credito cooperativo regionale fu intrapreso nei primi anni Settanta proprio nelle stanze di Via Gramsci dove la “Cassa” si era trasferita nel 1960 dai locali di Via IV Novembre in un’ala del Palazzo Colella, con la presidenza dell’avv. Guido Colaiacovo, la vice-presidenza di Vincenzo De Cristofaro, la direzione del rag. Enea Margiotta, da poco scelto dal presidente per assumere l’incarico tecnico dell’istituto. De Cristofaro, che era il più anziano essendo nato nel 1900, era l’unico a conservare un ricordo della fondazione della Cassa Rurale ed Artigiana di Pratola Peligna nel 1919, quando la crisi conseguente alla guerra mondiale aveva reso ancora più impellente una riorganizzazione del credito che limitasse i costi di accesso alla liquidità per i contadini e gli artigiani: spesso la realtà di Pratola aveva da confrontarsi con strettoie del tutto insostenibili dalle economie delle famiglie.

Più che altrove, perché più di ogni altra parte d’Italia questa parte dell’Abruzzo aveva conosciuto l’emigrazione, si rendeva impellente l’azione di compensazione delle ricchezze. Ma Vincenzo De Cristofaro riuscì ad imprimere solo una robusta spinta iniziale; per i capricci di un cuore generoso, si spense nel novembre 1975, quando tutto era ancora da decidere. La “piccola diplomazia” che veniva da Pratola attraversò tutto l’Abruzzo e tutto il Molise: si trattava di vincere le piccole diffidenze di gente solida, ma sostanzialmente individualista, che delle Casse rurali aveva fatto cittadelle arroccate nella difesa delle autonomie. In parte era questo autonomismo la chiave del successo delle banche di impronta autenticamente popolare e contadina; tuttavia, i viaggi compiuti dall’avv. Colaiacovo e dal rag. Margiotta servirono soprattutto a convincere la piccola platea di presidenti e direttori sulla convenienza a realizzare vistose economie sui servizi, dalla gestione delle contabilità all’ambito assicurativo, finanche alle piccole cose connesse con il trasferimento di una corrispondenza laboriosa, affidata alla posta statale, già entrata in clamorosa crisi di inefficienza. Pezzo per pezzo, la “Federazione” diventò una realtà nel 1977 ed accelerò, anche sotto i benefici effetti della costituzione di un Fondo centrale di garanzia del quale il movimento coopoerativo nazionale si dotò dal 1978.

Di fatto, il vecchio credito rurale non aveva nulla di meno, nella sostanza, rispetto ai maggiori agglomerati del credito a livello nazionale. Da qui una esplosione di impieghi e di raccolta, ma anche di soci. Tutto pronto, dunque, per confrontarsi con le altre banche abruzzesi: ma erano maturi anche i tempi per dover trasferire la Federazione a Pescara.

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