GENTILE NEL TRATTO E TOSTO NELL’IMPEGNO

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LA LUNGA STRADA FERRATA DEL NUOVO AD DELLE FERROVIE

25 LUGLIO 2014 – L’ing. Maurizio Gentile, nato a Sulmona il 16 settembre 1955, è il nuovo amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. Diplomatosi al Liceo Scientifico “Enrico Fermi”, si è laureato in Ingegneria idraulica alla “Sapienza” e, dopo un breve periodo di dirigenza a Firenze, ha sviluppato il suo curriculum a Roma, fino a giungere al vertice ieri pomeriggio, con una nomina che era stata da qualcuno anticipata e che giunge a coronare una carriera di alta professionalità.

Quando si è nati quasi lo stesso giorno dello stesso anno in una città di 25.000 abitanti, è difficile non incontrarsi, almeno sui banchi di scuola. Ed in effetti alla “Lola Di Stefano”, sotto lo sguardo attento della signorina Gelsomina Di Marco, il grembiule nero, il colletto bianco ed il fiocco azzurro accomunavano pure i bambini dall’aspetto non proprio identico, da Maurizio Cacchioni a Filippo Frattaroli, a Gino Presutti, a Maurizio Gentile; e la bacchetta della maestra (inflessibile nel pretendere, e peraltro generosissima nel dare, premurosa per lo storie più tristi dei suoi alunni) stemperava le esuberanze dei più estroversi. Quindi, su quei banchi si è un po’ tutti uguali.

Più difficile è incontrarsi dopo le “elementari”, se non ci sono altri motivi, più forti  della data di nascita.  Molti anni dopo, quando il delegato per i giovani del Rotary di Sulmona, Angelo Maria Scalzitti, ci incaricò di formare il “Rotaract”, non potevamo che riprendere quel filo  e ritesserlo con le vicende di Vittorio Masci, Fabio Federico, Paola e Giorgio Leone per rappresentare tutte le categorie di laureandi e costituire un gruppo di studio che partiva da origini molto distanti e che fu incentrato su tutto il microcosmo di Sulmona: dalle tematiche del centro storico, ai rapporti con i centri del circondario, all’etica professionale, alla università, alla letteratura, con il contributo molto incisivo di rotariani che ai giovani di Sulmona tenevano molto, primo tra gli altri Aldo Di Benedetto (se non altro per preparare una gioventù sulmonese che superasse quella aquilana pur non avendo una università e la “Lanterna magica”).

Era il periodo nel quale delle tematiche della Università abruzzese si occupò, in un convegno del Rotaract a Roma all’Hotel Fleming, il Rettore della Università per Stranieri di Perugia, Salvatore Valitutti, che poi diventò anche ministro della Pubblica istruzione e che, avendo saputo della dislocazione delle facoltà in Abruzzo, articolata come se si dovesse rispondere a logiche di spartizione di industrie e uffici pubblici (Medicina a Chieti e, in parte, a L’Aquila, Legge a Teramo, Ingegneria a L’Aquila, qualcosa a Pescara), ritenne più che fondata l’ipotesi di collocare una sola università abruzzese all’Abbazia celestiniana e comunque rimase quasi allibito dal fatto che a L’Aquila non ci fosse una Casa dello Studente. Da liberale, aveva il coraggio e il rigore di sottolineare queste incongruenze, nell’interesse degli studenti e della cultura; tempo cinque anni e il messaggio di Valitutti fu raccolto, ma alla maniera aquilana. Un deposito di medicinali con i soprastanti piani divisi in appartamenti fu chiamato “Casa dello Studente”, senza alcuna garanzia per la sicurezza e la stessa dignità degli studenti. Così non si poteva dire che una città universitaria non avesse una casa dello studente, come aveva notato il futuro ministro. Il risultato è venuto la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009.

Si studiavano tematiche, al Rotaract, per evitare che la società del domani, quella che è diventata di oggi, fosse inconsapevole. Ora per Maurizio Gentile mettere mano alla rete ferroviaria italiana non sarà facile, se un treno parte da Roma e non arriva neanche a Tagliacozzo che già ha il motore bruciato, oppure se il tracciato della Roma-Pescara è quello di 120 anni fa e se in tutta Italia i pendolari passano un quarto della loro giornata sui treni. Ma gli impegni seri lo hanno sempre attratto, per quello che ricordiamo.

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