Piccole strategie e grosse delusioni per l’Abruzzo

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LE DICHIARAZIONI DI CIALENTE E LE INCHIESTE SULLA RICOSTRUZIONE

11 GENNAIO 2014 – Ascoltando una intervista che Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, ha rilasciato al sito “Primadanoi” sulla operazione “Do ut des” che gli ha tolto di mezzo il vice-sindaco, c’è da chiedersi se ci è o ci fa. La intervistatrice gli chiede se non sia il caso di dimettersi. E lui risponde “Mi dovrei dimettere ogni giorno”, facendo riferimento alle situazioni che non può controllare.Incalzato (“Ma questa è una vicenda grossa”), risponde serafico: “No, 500.000,00 euro…” e fa i paragoni con tutto il resto. “Ma è una cosa grossa per la città…” “Per la città… Figuriamoci per me…” (allora è importante, potrà dire alla prossima intervistatrice). Abbiamo già segnalato che non si è capito bene se Cialente si dimetterà per “Do ut des” oppure perchè il ministro del governo costituito anche dal PD (che è il suo partito) ha prospettato la chiusura dei rubinetti dei finanziamenti a L’Aquila per la ricostruzione.

Ora tutto si può tollerare da una persona che si vede sguarnita dei suoi più stretti collaboratori, tranne che le furbizie politiche. Cialente si è preso due giorni per rassegnare le proprie dimissioni (e già le aveva rassegnate due o tre volte dopo il terremoto, quindi non è questo gran passo che deve fare). Davanti ad un’alluvione come quella arrivata in Comune con i provvedimenti dell’autorità giudiziaria non dovrebbe parlare dei mancati finanziamenti, come in primavera parlò della disattenzione dell’Italia togliendo il Tricolore dai palazzi comunali. Deve dire se può ancora guidare una giunta azzoppata dalla magistratura.

Non cerchi di attingere al repertorio di piccole furbizie strategiche per mandare messaggi al governo e per lasciare la pubblica opinione in sospeso su “Do ut des”. A noi può importare relativamente, perchè non siamo cittadini aquilani; ma importa perchè già paghiamo le marche da bollo un euro un più per sostenere la ricostruzione (e anche la benzina paghiamo di più e comunque lo Stato attinge dalla nostre tasse per pagare le impalcature post-terremoto). E poi ci interessa perchè stiamo ricostruendo una città senza che il Comune abbia preso posizione su come vuole ricostruirla (non si avventura in alcun piano urbanistico). Quindi la situazione aquilana ci interessa, visto che paghiamo fior di quattrini. E le strategie politiche poco ci garbano.

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