Molta freddezza nella fusione dei Comuni

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LE COMUNITA’ SONO ATOMI CHE VANNO RISPETTATI

7 DICEMBRE 2013 – La posizione assunta dal sindaco di Pratola, Antonio De Crescentis, sulla unione dei comuni del Centro-Abruzzo è stata da noi ripresa da un intervento svolto in una trasmissione (“Diario di bordo”) di Onda tv.

E ci è sembrato un parlar chiaro da parte di chi non vuole subire nessuna fusione, dichiarandosi disposto alla unione, cioè alla conservazione delle singole specificità, ma anche dei nomi dei Comuni da unire (giammai da fondere): si possono svolgere insieme i servizi per la collettività, si possono condividere figure professionali che oggettivamente non si giustificano, date le dimensioni dei singoli Comuni, ma non si può immaginare che Sulmona faccia da asso pigliatutto e diventi magicamente un territorio di cinquantamila abitanti solo perchè questo realizza economie di scala.

Sul tema ci ha rimesso una nota il Movimento “Ripensiamo il territorio”:

“La direzione che vuole intraprendere il Sindaco De Crescentis discende anche da un ns incontro con lo stesso dei mesi scorsi,nel quale abbiamo trovato convergenza di vedute. Abbiamo più volte chiesto di dichiararsi in tal senso anche al Sindaco di Sulmona e crediamo che le sue dichiarazioni verso la

Grande Municipalità, abbiano sortito l’effetto dovuto, di fare almeno l’Unione della Valle Peligna, evitando di clonare la Comunità Montana precedente in 3 o 4 sottocomunità, peggiorando, quindi,  la situazione.

Diciamo che se si arrivasse all’Unione di tutta la Valle Peligna sarebbe un buon risultato a cui avremmo cmq dato un apporto costruttivo con gli incontri sviluppati con vari Comuni. Prova ne sia anche questo risultato di Popoli e della sua Delibera. La soluzione migliore sarebbe la Fusione, ma come tappa intermedia, peraltro prevista e richiesta dall’iter di legge, va benissimo anche l’Unione”.

La differenza, a parere del sindaco di Pratola (e sinceramente anche a parer nostro) è sostanziale: si tratta di rispettare le comunità che vogliono collaborare con Sulmona per conservare una fisionomia al territorio e per distinguersi dalla procedura seguita dall’Aquila ottanta anni fa per diventare grande a scapito dei Comuni (trasformati in frazioni, anche quelli grandi come Paganica)

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