SCIUBA PARLA DI “Jamm’ mò”: QUAL E’ L’ANTIFONA?

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4 MAGGIO 2013 – Ci prova anche Lando Sciuba. Lo “Jamm’ mò” del 1957 è stato così autentico e così unico nella sua incubazione e nella esplosione dei suoi effetti che non può essere ridotto al rango di un disturbo di metabolismo della società italiana sulla strada della ricostruzione e della rinascita. E’ stato anche invocato inutilmente e talvolta a sproposito, perchè dopo il 1957 sono state molte le umiliazioni subite dalla città; anzi, tranne il breve spazio di un mattino degli anni Settanta con le industrie, Sulmona ha seguito un percorso di progressiva e accelerata riduzione delle risorse e delle stesse forze vitali costituite dalla popolazione giovane.

L’avv. Lando Sciuba (nella foto del titolo, l’anno scorso) era adolescente quando, tra una carica della Polizia e l’altra, i rivoltosi si riprendevano spazi e dignità urlando, appunto, “Andiamo adesso”, adesso che non ci caricano, adesso che possiamo battere sull’incudine. Non era proprio un “Cercar la bella morte” di Mazzantini perchè le proporzioni occorre non perderle di vista, ma in quel caos sarebbe successo di tutto, anche che un disoccupato, diventato irresponsabile per la fame, venisse calpestato e ci rimettesse la vita.

Chissà se il doroteo avv. Lando Sciuba avrà selezionato il tempo giusto per riparlare di “Jamm’ mò” e scavalcare i grillini nel dire che non se ne può più di rimpinzare la macchina della sopraffazione organizzata in partiti e istituzioni autorefenziali e non si poteva tollerare uno Stato che si riprendeva un distretto militare come non si può tollerare uno Stato che si riprende un tribunale; o se piuttosto, si limiterà ad una analisi storica, di quelle che hanno affrontato già in tanti e primo fra tutti (per ponderatezza e raccolta di materiale autentico) Maurizio Padula, giornalista di talento, scomparso prima di raggiungere quaranta anni. Lo sapremo mercoledì dalle 17 nell’auditorium Capograssi in Piazza Venezuela.

Le imprese epiche meritano di essere di tanto in tanto rievocate; ma quasi mai si adattano a interpretare il presente. Hanno diritto anche loro all’eterno riposo e a non essere strumentalizzate. Ma una chiave di lettura di quelle tre giornate di fuoco e di fervore non nuoce mai, specie se impostata con buona fede. E specie se non serve a giustificare una Democrazia Cristiana che solo a parole lavorava per creare nuove condizioni di crescita sociale equamente distribuite in tutto il territorio nazionale.

Sulla rivolta di “Jamm’ mò” e sull’eco che ebbe in tutta Italia, rimandiamo a “Gli umbri invidiavano la rivolta di Sulmona” nella sezione ACCADDE IERI di questo sito.

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