A L’Aquila si introduce la tariffa del tricolore

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MANCANO I FONDI DEL SISMA E LA BANDIERA VIENE RIMOSSA DAL PALAZZO MUNICIPALE

7 MAGGIO 2013 – Narrano le cronache un nuovo evento sulla strada della ricostruzione a L’Aquila: da ieri al Palazzo municipale sventolano le bandiere del Comune e dell’Europa, ma non quella italiana.

“Via il tricolore” è la nuova strategia, in risposta alla mancata approvazione di nuovi fondi per la ricostruzione. Se  la logica non consente molte alternative, c’è da dedurre che esporre la bandiera di Vittorio Veneto e di El Alamein nel capoluogo d’Abruzzo ha un prezzo. Tra poco gli aquilani applicheranno la tariffa del tricolore: un tot al giorno e si potrà farlo sventolare, quando finiscono i fondi si avvolge. Ora non basta che gli italiani paghino un’aliquota per ogni litro di benzina senza sapere neppure quale uso ne sarà fatto: occorre chinarsi e sottostare alla richiesta imperiosa, altrimenti L’Aquila si considererà città libera, altro che separatismo siculo o macroregione del Nord.

In tutto questo, che è anche bizzarro e può indurre ad una sana risata, è da scoprire il ruolo di organi dello Stato che consentono uno sbeffeggiamento del genere. Sulmona ha sopportato quasi senza battere ciglio (solo ricorrendo al TAR, come fa chi crede nelle istituzioni) l’esclusione dal cratere, con tutto quello che significa in danno economico, pur essendo compresa tra due Comuni del cratere (Popoli e Bugnara) e ricevendo lo schiaffo di essere considerata una enclave delle scosse sismiche. A L’Aquila la bandiera italiana viene esposta quando conviene e, si badi bene, l’iniziativa non è di un holigan di tifoserie strafatte, ma del sindaco in persona, che ha in animo di riconsegnare la fascia. Un Prefetto dovrebbe prendere atto e provvedere; un Presidente della Repubblica dovrebbe dire : “Adesso il tricolore non lo vedrete più”. Ma questi sono sogni.

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