Franco Iezzi soccombe al fuoco dei cannoni di Navarone

283

ORA AL PARCO PURE LE AQUILE NON SI SENTONO PIU’ PROTETTE

7 MAGGIO 2013 – Va bene, abbiamo esagerato e dobbiamo sentire il caldo invito di nostri fraterni amici che ci dicono di non insistere più nel ricordare a Paola Pelino che ha votato a Montecitorio per sopprimere il tribunale di Sulmona; o a Franco Iezzi che è stato direttore di Nucleo industriale e ora fa il presidente di un parco nazionale.

Accettiamo l’invito non perchè fossero sbagliate le nostre osservazioni, ma solo perchè abbiamo visto come Franco Iezzi è stato ridotto da una intervista ficcante sulla prima pagina regionale del “Messaggero”. Una sequela di domande che lo hanno messo in croce e forse non siamo del tutto estranei a questo impietoso processo mediatico.

Palle di cannone inclementi

E’ stato bombardato; a colpirlo in modo inclemente sono stati colpi che, a confronto, le palle dei Cannoni di Navarone erano batuffoli di ovatta. E’ stato lasciato in pasto a Patrizio Navarone, che si era allenato a fare il Santoro della carta stampata contro Fabio Federico e, tra le varie domande, si è rivolto in modo inquisitorio: “Invece la natura, qui, è importantissima materia prima”, per proseguire con un sanguinario “Un rapporto difficile” (che a voi non sembrerà una domanda, ma che è invece una spada sguainata, soprattutto perchè non consente altro a Iezzi che balbettare “Recuperare il rapporto con le comunità locali è una priorità”, osservazione che Einstein avrebbe trovato più rapida e diretta della luce).

A noi, irriguardosi e polemici, sarebbe venuto in mente di chiedere perchè il Presidente non smetteva di far fare figuracce mondiali a tutti gli animali del Parco Nazionale della Majella dopo aver  illustrato appena venti giorni fa un progetto dell’Ente dicendo che Ovidio aveva messo nei “Medicamina faciei” le istruzioni del medico Galeno nato più di un secolo dopo lo stesso Vate, ma meno male che Patrizio Navarone ha rincarato la dose con un “Non si vive solo di aquile, però”.

Ma le risposte hanno denotato ingegno

A voi questi incisi nel soliloquio del Presidente continueranno a sembrare affermazioni e non domande, ma hanno dato la possibilità al Presidente di dire, colpito al cuore dalla perspicacia dell’osservazione, con un altrettale guizzo d’ingegno:“Alzando la qualità della vita possiamo fare di questa regione un luogo di eccellenza residenziale” che se andate a vedere nel formulario dei media del mondo è considerata espressione che annoiava dai tempi di McLuan, morto nel 1980 senza essere riuscito a dimostrare la maggiore utilità di un “villaggio globale” rispetto al Parco Nazionale della Majella presieduto da Iezzi.

Se vi rileggete tutto quello che abbiamo scritto sulla lince del Parco che si preoccupa perchè ha un presidente, o sul pattugliamento delle poiane per scoprire gli impianti idrici volti a formare il diluvio dopo Iezzi (e via di questo passo, basta vedere nella sezione SPIGOLI di questo sito) penserete che siamo stati troppo comprensivi con il Presidente, a confronto di quest’altra bordata dei canoni di Navarone: “Ma da Pescara a Roma ci vogliono cinque ore di treno”, cui ha fatto eco, qualche riga più avanti, il tuono: “Intanto però la Sulmona-Carpinone è in dismissione”. Così non vale: queste sono autentiche domande travagliate, ove per tali intendiamo quelle che espone Marco Travaglio, che non danno respiro all’intervistato. Compriamo ogni giorno “Il Fatto Quotidiano” perchè ci sembra l’ultima spiaggia del giornalismo incalzante, ma Patrizio Navarone ci ha fatto ricredere, soprattutto quando ha messo definitivamente in croce Franco Iezzi con l’ultima domanda, che non dava spazio a risposta: “E qual è l’altra sfida?”.

Una sfida non raccolta

Ora vi pare che una persona mite, che di malavoglia ha accettato di fare il presidente di un parco nazionale proprio perchè glielo ha imposto Stefania Prestigiacomo quando era Ministro; che sarebbe rimasto a dare industrie e lavoro ai sulmonesi; che avrebbe ricostituito un grande polo bancario della Valle Peligna dopo aver ingigantito la Banca Agricola Industriale; che avrebbe dato un nuovo piano regolatore alla città come quello che ispirò quando era assessore all’urbanistica al Comune; un uomo così vi pare che accetti una sfida? E poi che modi: si va a parlare di sfide a casa di chi è uscito con le ossa rotte dal confronto elettorale con Franco La Civita negli Anni Ottanta, quando l’ultimo degli sconosciuti della quadriglia lacivitiana, Gianfranco Di Piero, riportò il doppio delle preferenze dello sfidante Franco Iezzi? Questi non sono colpi di cannone, queste sono coltellate alle spalle.