MA PERCHE’ VOTARE CHI TI TOGLIE IL PANE?

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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEGLI AVVOCATI

22 FEBBRAIO 2013 – Caro Presidente,

purtroppo l’appello che hai rivolto ai candidati e alle forze politiche che li sostengono è rimasto senza risposta; addirittura senza risposta, non dico senza un fattivo interessamento.

La tua richiesta di impegno per la modifica della legge che sopprime i tribunali “minori” è stata del tutto ignorata, tranne che da “CasaPound”, che ha precisato come, unica formazione politica, abbia operato una scelta a fianco dei cancellieri e degli avvocati affinchè i risparmi di questo Stato non si traducessero nella soppressione degli stessi strumenti primari attraverso i quali lo Stato è presente sul territorio.

Certamente non potevi fare cosa diversa che implorare l’impegno dei parlamentari. Ma, paradossalmente, i destinatari non potevano fare cosa diversa da quella che hanno fatto: ciascuno di loro è diventato poliglotta ed ha taciuto in sette lingue. A parte il fatto che un anno e mezzo fa Paola Pelino, Giovanni Legnini, Giovanni Lolli, ed altri, hanno votato per sopprimere i tribunali di Sulmona, Avezzano e di altre trenta città, certo non potranno fare nulla per abrogare la legge che hanno votato, perchè sopra di loro ci stanno i partiti che hanno deciso di sopprimere i tribunali anziché le province, di conservare la spesa pubblica a livelli insostenibili anziché ridurre la tassazione, insomma di perpetuarsi così come si sono sedimentati nella vita pubblica italiana in sessanta anni abbondanti di rincorsa al consenso e di accorta sistemazione degli interessi di volta in volta rappresentati.

Io ritengo che questo silenzio sia addirittura offensivo, soprattutto se accompagnato dalla rivendicazione, da parte di Paola Pelino e di Giovanni Legnini, di aver assicurato una proroga ai tribunali da sopprimere, cioè di aver garantito una agonia che caccerà in un vicolo ancora più cieco gli avvocati con uffici sempre più sguarniti di magistrati e di cancellieri. I sulmonesi, alla fine, preferiranno che il tribunale sia chiuso per tenere le cause direttamente nel tribunale dell’Aquila: e così, per forza di cose, la soppressione sarà salutata come un male necessario.

Tutto questo non va bene, perchè è il frutto di una scelta democratica palesemente asservita a interessi diversi da quelli del buon funzionamento della pubblica amministrazione, sancito da una norma costituzionale. Qualcosa in questa democrazia, quindi, non va, perchè le stanze del potere sono occupate da chi fa quello che vuole senza rispondere a nessuno, nemmeno in campagna elettorale, che dovrebbe essere la cassa di risonanza di quei palazzi.

Nelle ore che precedono il voto, dunque, non sarebbe sbagliato pensare che, con gli stessi strumenti di democrazia, si possa e si debba demolire questa concatenazione di governo perverso della cosa pubblica. Non sarebbe sbagliato, quindi, votare per chi sostiene che questa Italia vada ricostruita dalle basi, come dopo l’ultimo conflitto mondiale: un voto demolitore è più sano di tanti ipocriti suggerimenti a riformare questa democrazia, che è marcia nel momento nel quale consente ai candidati di non ascoltare nemmeno gli elettori, che consente loro di sostituire i comizi con riunioni ristrette in stanze di albergo, come ha fatto Paola Pelino, oppure in negozi, come hanno fatto Giovanni Lolli, Stefania Pezzopane, Giovanni Legnini al riparo dalle critiche ed anche di uova marce.

Sappiamo che tra poco più di sei mesi si dovrà votare di nuovo e, quindi, dopo lo schiaffo che hai rimediato per la tua buona volontà e per l’interpretazione del tuo ruolo, dovresti votare per chi questo stato di cose vuole demolire, per esempio per Grillo, per CasaPound, per qualunque partito che dice chiaro e tondo che con questa gente non si collabora, affinchè si possa ri-edificare una nuova democrazia, mandando a casa i tecnici che, come i governatori della Banca d’Italia Carli e Ciampi, e poi gli ultra-esperti Dini, Monti, hanno realizzato, al pari del resto dei politici alla Berlusconi o alla D’Alema, alla Craxi, le riforme che potevano realizzare per la mancanza di una reazione di chi da quelle riforme rimaneva stramazzato a terra, così sostanzialmente applicando i criteri millenari della prepotenza e dell’occupazione del potere. E il caso dei piccoli tribunali è emblematico, a fronte della soppressione delle province impedita dalla Lega Nord.

Te la senti di votare per un partito che ha soppresso il tuo mondo professionale o quanto meno lo ha trasferito in un’altra città (tra l’altro terremotata e non in grado di ricevere neanche un fascicolo)? Che ha soppresso i tuoi programmi di cittadino e di padre di famiglia? E perchè dovresti? Per un ideale morale? E qual è quello di Berlusconi che si differenzi da quello di Bersani o di Monti, se nessuno dei candidati si distingue più per una visione etica della società? A me sembra che se voterai nel modo che consentirà di costruire una alleanza uguale a quelle succedutesi negli ultimi trenta o quaranta anni non potrai più dire niente se ti sopprimeranno il giudice di pace e il mercato del sabato in Piazza Garibaldi.

V.C.

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