QUARANTA ANNI FA L’AVVENTURA A LIETO FINE

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STORIE DI DISPERSI SULLA NEVE DEGLI ALTOPIANI FINO ALLA TRAGEDIA DI IERI

18 GENNAIO 2013 – Non è stata la “Avventura a lieto fine” racchiusa nel titolo di un giornale proprio quaranta anni fa, quando le nevi degli Altopiani maggiori tennero in ostaggio per due notti e un giorno i coniugi baresi che si erano attardati sugli impianti dell’Aremogna e che non si erano visti alla chiusura pomeridiana.

La prima notte di angoscia

L’allarme scattò, come per i due sciatori abruzzesi, dei quali uno è stato ritrovato morto oggi, allo spegnersi delle ultime luci del I febbraio 1973. Si precipitarono a Roccaraso i carabinieri del cap. Fedele Stanca da Sulmona e del ten. De Sanctis da Castel di Sangro, e i poliziotti del vice-questore Leacche. Non riuscirono a seguire neanche una pista, non solo perchè la notte non aveva neanche uno spicchio di luna, ma soprattutto perchè imperversava una bufera come non se ne vedevano da decenni e gli stessi maestri di sci dovettero abbandonare ogni velleità di inoltrarsi nei boschi: generalmente chi si perde su quelle montagne rimane intrappolato quando spera di “tagliare”, anche dove sono le piante, che diventano trappole insidiose.

Il giorno intero di bufera

Il giorno dopo la bufera non cessava, ma vennero i poliziotti ultra-specializzati della scuola di Moena, con i cani al seguito: nulla di nulla per tutto l’arco delle otto-nove ore effettivamente utili, perchè la bufera si era attenuata, ma non si era spenta. Si cominciava a disperare, perchè le condizioni minime di sopravvivenza sembravano di molto superate: moglie e marito non avevano scorte alimentari e, seppure vestiti adeguatamente, non avrebbero potuto resistere a lungo con temperature di molto al di sotto dello zero. Il lieto fine, invece, era dietro l’angolo: anzi lungo la strada che porta a Scontrone, sul versante sud del massiccio montuoso che culmina con le “Toppe del Tesoro”. Un automobilista di passaggio vede pararsi davanti un uomo che chiede soccorso, si ferma: è la salvezza per il disperso e per sua moglie, che lo aspettava in una specie di grotta ricavata dagli smottamenti di terreno di un bosco. La donna non ha potuto seguire il marito perchè si è fratturata una gamba e per fortuna entrambi hanno preso la decisione di dividersi: lei, impossibilitata a fare un passo, ha dovuto fare appello a tutto il coraggio.

La curiosità dell’orso nelle tenebre

Di notte, con il marito, ha sentito a distanza ravvicinata il verso di qualche essere molto strano, forse un orso, che si sarà incuriosito e che forse non doveva essere troppo affamato, dato che ha proseguito senza andare a togliersi la curiosità di seguire la traccia di odore di giovane carne umana. Ma la scelta non poteva essere diversa. La fortuna aiuta gli audaci e la bufera cessa. Resta una distesa bianca accecante, con un nastro di asfalto nero molto netto sul quale l’uomo si precipita. Il resto è una serie di sirene, la corsa di un’ambulanza all’ospedale di Castel di Sangro (nella foto di Sebastiano Marini e pubblicata su “Il Tempo”)  e… il lieto fine, mentre i due figli della coppia nulla hanno saputo e sono restati con gli zii a giocare, magari chiedendosi perchè mai i genitori si ostinassero tanto a sciare anche di notte e per tre giorni consecutivi.

L’altra slavina di Monte Pratello

A Monte Pratello è diverso, perchè è zona di slavine, come quella che travolse e uccise tre sciatori nel 1969, a metà febbraio: un rumore fragoroso, una scia quasi infinita che tutto ha aggredito lungo il percorso dei monti scoscesi e poi il silenzio più sinistro, che i soccorritori cercarono di spezzare perchè chi fosse rimasto sotto, non molto sotto, sentisse qualcosa e desse cenni di vita, si orientasse, non perdesse la speranza.

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