UNA LETTERA DELL’AVV. MAURO CALORE
Caro Direttore,
l’articolo su Il Vaschione del 15.01.2013, in merito alle dichiarazioni rilasciate da altolocati dirigenti del PD, ha colto l’ineffabile quanto indelebile risultato delle primarie del 13 gennaio, mettendo a nudo problemi e comportamenti che solo chi non vuol vedere non vede, e non da oggi, e cerca, così, di camuffare la realtà con propaganda degna di miglior sorte.
Alcune riflessioni vorrei aggiungere a quelle, condivisibili, dello scritto.
Innanzitutto sul dato della partecipazione, da tutti strombazzato come uno “straordinario successo”. Si possono comprendere i rappresentanti cittadini, strabiliati da numeri che, forse, non immaginavano, ma, a livelli un po’ più alti, l’analisi del risultato imponeva di ricordare che, nel 2008, quando le primarie erano agli albori e non collaudate come ora, alla consultazione presero parte circa 2.400 elettori, con due piccoli particolari: nel 2008 era presente solo il PD mentre ora i partiti partecipanti sono tre; allora i candidati erano tre mentre ora, in corsa al primo turno, erano cinque.
I conti non sono così difficili da fare e gli entusiasmi, tolta la mera propaganda, andrebbero un po’ ridimensionati.
Inoltre, le primarie rappresentano uno strumento di democrazia inteso a garantire la partecipazione non solo dell’elettorato attivo ma anche di quello passivo.
In altre parole, esse sono preposte a consentire a cittadini, forze sociali, associazioni o anche semplici aggregazioni, di indicare candidati alla carica di sindaco della città.
La società civile, pertanto, chiamata non solo a votare gli aspiranti dei partiti organizzati ma anche a presentarsi con programmi e nomi.
Nelle primarie di Sulmona, invece, per come organizzate, sia nei tempi che nei modi, i cinque candidati erano tutti dirigenti dei partiti di provenienza, non semplici iscritti o simpatizzanti, “di area”. Ben tre di loro sono consiglieri comunali di minoranza, che pure qualche correspon-sabilità nella gestione comunale dovrebbe assumersi ed ammettere.
Il PD, poi, ha pensato bene di candidare tre componenti della segreteria del circolo sulmonese, con rispettivi programmi: mutuando Levi potrebbe dirsi se questo è un partito.
Ma come se non bastasse, i tre dirigenti democratici, messi insieme, a mala pena, per un soffio, riescono a superare, per pochi voti, il candidato dirigente dell’IDV.
Delle due l’una: o il PD sulmonese è forza minoritaria del ridotto centro sinistra ed allora non si comprende l’entusiasmo del segretario regionale, solitamente silente ed assente; o il PD sulmonese esprime un gruppo dirigente incapace, che non riesce ad individuare un proprio rappresentante, tanto che, vox populi, parrebbe che qualcuno, non contento di nessuno dei tre, abbia pensato bene di rivolgersi direttamente al candidato dell’IDV. (Non va dimenticato che quest’ultimo, comunque, nel 2008 fu eletto consigliere comunale nella lista del PD e solo dopo qualche tempo pensò bene di traslocare nel partito di Di Pietro che, oggi, non si sa più se esiste e dove si colloca.)
Anche in tale ipotesi, però, il segretario regionale, più che esaltarsi, dovrebbe riflettere e prendere decisioni, accompagnate, magari, da qualche provvedimento.
In questo contesto, noto ai più, e giornalisticamente colto nell’articolo del 15 gennaio, è giunto l’appello all’unità del partito per il ballottaggio di domenica prossima.
Vedremo i risultati, anche se il finale, come un po’ tutto il copione di queste pseudo primarie, sembra già scritto.
Cordiali saluti.
Mauro Calore
Grazie per l’attenzione, soprattutto se viene da chi ha accompagnato tutte le fasi storiche degli ultimi (quasi) cinquant’anni del partito che ora si chiama PD. Per esempio, i dati che l’avv. Calore fornisce ci sfuggivano e non sono di poco conto. E forse proprio perchè non consociamo a pieno le dinamiche interne, non riusciamo a ben interpretare il riferimento al copione già scritto. A noi sembra che quando prevalgono le persone (e i personalismi) tutto può accadere all’ultimo momento: per capriccio, per dispetto, per orgoglio, per sudditanza, per strategia, per disperazione, insomma per tuttle le variabili indipendenti che agitano l’animo delle persone e che nei partiti prima trovavano una giusta stanza di compensazione. E ora il PD è in mano alle persone e ai personalismi. Però siamo pazienti: tanto si tratta di aspettare solo fino a domenica.





