“NON AMBISCO LE BELLE CONTRADE DELLA TERRA PELIGNA, MI BASTEREBBERO UN ORTO E UN GREGGE”

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 DALL’AUTUNNO DEL 12 d.C. LO STRUGGENTE PENSIERO DI OVIDIO PER SULMONA

4 NOVEMBRE 2012 – I riferimenti di Ovidio alla sua vita prima di Tomi, cioè prima della relegazione, sono profondi e ricorrenti: tutte le “Lettere dal Ponto” e le “Tristezze” appaiono permeate dal lutto per quello che il sulmonese ha perso nel volgere di poche ore, da un giorno all’altro, per un editto venuto direttamente dall’imperatore Augusto. Egli è disperato in quella terra dove anche il vento arriva sfinito e si disperde in pianure desolate. Vorrebbe un piccolo podere da accudire. Non ambisce al meglio, che sarebbe la terra peligna o la Via Clodia, ma si accontenta. E un accenno amorevole è quello della ottava lettera nel libro primo delle “Epistole”:

“Ma il mio cuore non rimpiange i campi perduti, / le belle contrade della regione peligna, / né i giardini sui colli di pini che la via Clodia, / congiunta alla via Flaminia, guarda. / Per non so chi me ne presi cura, io stesso portando / – non esito a dirlo – acqua di fonte alle piante: / ci sono, se vivono, piante che seminò questa mano, / la quale però non dovrà mai coglierne frutto. / Per tante perdite potessi qui esule almeno avere / il mio pezzetto di terra da coltivare! / Potendo, vorrei pascolare le capre appese ai dirupi / o, appoggiato al bastone, un gregge di pecore; / vorrei, per distrarre il cuore dagli stessi pensieri, / condurre al gioco ricurvo i buoi campagnoli”.

E’ significativo come queste prime lettere siano indirizzate ai maggiorenti della Roma imperiale a molto tempo dalla relegazione (quattro anni, come il Poeta afferma in un passo), quando egli sta per perdere tutte le speranze di tornare e quando gli restano appena cinque anni di vita. Quindi proprio in quell’autunno di duemila anni fa. Le “Epistole” di poco successive (quelle del libro secondo) sono riferibili al 13 d.C., perchè c’è un riferimento al trionfo di Tiberio (26 ottobre 12 d.C.) dopo che l’imperatore in pectore aveva domato una rivolta dei Dalmati; considerando che i messaggi da Roma e per Roma non impiegavano meno di due mesi (quando non c’erano intoppi) a coprire la distanza con Tomi, il calcolo è presto fatto. Possibile che ci fosse una parte dell’Impero super-efficiente che veniva raggiunta dalla posta dopo tanto tempo? Ma proprio per questo Augusto lo aveva mandato in una terra infernale, come Ovidio sottolinea in più punti, soprattutto per ottenere la commiserazione e sperare in un ripensamento, che non venne mai.

Una stradina di campagna tra Sulmona e Pratola come si presenta oggi
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