DALLA GIUSTIZIA DI PROSSIMITA’ A QUELLA APPROSSIMATIVA

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STRANE CONVENZIONI PER NON CHIAMARE LE COSE CON I NOMI GIUSTI 

13 AGOSTO 2012 – Viene chiamata per convenzione “giustizia di prossimità” la costellazione di piccoli uffici giudiziari vicini al cittadino: una volta i giudici conciliatori ed i pretori, adesso le sezioni distaccate dei tribunali.

Se ne dichiaravano fermi assertori i piemontesi, che infatti introdussero questa “capillarità” in un panorama che aveva già parecchie ramificazioni. E non per niente il numero maggiore di tribunali da sopprimere sta in Piemonte fino ad oggi. Qualcosa andava rivisto e, infatti, conciliatori e pretori sono stati spazzati via, nel 1995 e nel 1999. Il disboscamento poteva fermarsi lì; e invece, è toccato a una trentina di “tribunalini” e a tutte le sezioni distaccate (220) dei tribunali.

Il “governo dei tecnici” ha accelerato, con l’imperversare della Confindustria che già negli ultimi tre o quattro anni aveva suggerito, ma che adesso detta direttamente le riforme del codice di procedura civile, come l’apparato di media-conciliazione: sta costando centinaia di milioni alle parti intenzionate ad andare in tribunale, ma placcate sulla soglia dei palazzi di giustizia; e come il “filtro” in Corte d’appello, che servirà a verificare se l’impugnazione sarà sufficientemente articolata per scampare alla sanzione di inammissibilità. Succederà che i giudici, senza conoscere le carte perchè non hanno tempo di leggerle in quella prima fase, diranno, grosso modo, su per giù, a un dipresso, con la tara, tra il lusco e il brusco, a occhio e croce, se un appello non fa proprio schifo.

Se la lettura delle carte fatta in questo modo porterà i giudici a mostrare il pollice verso, anche il contributo di iscrizione a ruolo (più di mille euro per una causa del valore di 52.000 euro e via via crescendo secondo il valore) sarà considerato un obolo per lo Stato che, a fronte di questo pagamento, avrà impiegato giudici che avranno deciso ad orecchio. Se la prognosi, invece, sarà fausta, l’impugnazione seguirà il corso che le impugnazioni hanno seguito finora, cioè dopo circa sette o otto anni sarà decisa da altri giudici che, ovviamente, saranno diversi dai primi e che dovranno leggere e studiare le carte. Con la bacchetta magica, il governo dei tecnici ha così trasformato la giustizia di prossimità in giustizia… approssimativa e, come si dice, senza nuovi capitoli di spesa.

Sembrano del tutto appropriati i versi di Giuseppe Gioacchino Belli, che fa parlare un carrettiere, trovatosi in giudizio per decidere la sorte dei suoi strumenti di lavoro; fatti tutti i vari adempimenti “Poi, come sto lì lì pe la sentenza, Viè er Fiscal de le Ripe, e in du’ seggnetti Scassa tutto e je dà l’incompitenza. E io’ ntanto co ttutti sti giretti, Co sto sciupo de tempo e de pascenza, Vinze la lite e nun ciò ppiù carretti”. E non dissimile è quello che, sempre nel 1832, accadeva ad un vetturino che si era avventurato in un giudizio: “Pe ttre piastre futtute de gabbella, Ch’er Papa ha messo pe arricchì er zor Conte, Magnammese cavalli e carrettella?! Che se strozzino er carro de Fetonte! Me ce vieranno là, dio serenella, Co ttutequante ste gabelle in fronte!”

Con la differenza che la giustizia papalina era quella che era, mentre le nuove misure dei governo dei tecnici vengono proposte in nome dell’Europa moderna.

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